Visualizzazione post con etichetta laicittà. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta laicittà. Mostra tutti i post

giovedì 26 luglio 2012

La vita e la natura secondo Alemanno



«Vedo in molti municipi di centrosinistra a Roma e in città come Milano che ancora si parla dei registri per le coppie di fatto e di testamenti biologici, che sono contro la vita e la natura di Roma e ai quali dobbiamo dire no», avrebbe dichiarato Gianni Alemanno - detto Aledanno per come ha ridotto la città che dovrebbe amministrare - a margine della presentazione della lista civica Rete Attiva x Roma, in vista delle elezioni comunali del prossimo anno.

Si può capire che dopo aver raso al suolo Roma in quattro anni, facendo molto peggio dei predecessori dell'opposto schieramento (e fare peggio non era facile), dopo averla abbandonata consapevolmente al degrado, alla sporcizia, all'inefficienza, alle mafie come quelle dei cartelloni abusivi, delle bancarelle e dei camion bar gestiti quasi tutti dalla famiglia di Giordano Tredicine, che sta nella sua giunta; dopo aver ideologizzato la sua politica in direzione dell'estremismo cattolico e aver riempito d’oro – pubblico - le casse del clero elevando all’ennesima potenza i consueti, scandalosi privilegi; dopo non essere riuscito a fare una sola cosa per migliorare la città; si capisce, dopo tutto questo, che Aledanno ora la butti in caciara per tentare il tutto per tutto e cercare di tenersi il Campidoglio abbracciando - senza sforzo, peraltro, vista la sua storia - l'estremismo cattolico/cristiano. Non può ignorare che il peggioramento della città è talmente vistoso che difficilmente i romani se ne scorderanno quando avranno in mano la scheda elettorale.

Ma quella frase: "le unioni civili e il biotestamento sono contro la vita e la natura", che cazzo vuol dire? Alemanno non sa di cosa parla, è evidente: a parte l'ideologia sfrenata in un'affermazione del genere (che è, lo sappiamo bene, l'unica sostanza delle sparate di questo tipo), che affonda fino alla punta dei capelli nella retorica terroristica della propaganda cattolicista e fascista, qual è la logica? Ma si può sparare frasi a vanvera (che si parli di Roma, dell’Italia o del mondo non cambia), senza alcun criterio logico, come slogan vuoti e adatti solo a fregare gli ingenui, e passarla liscia ogni volta? Stavolta dimostri la fondatezza delle sue affermazioni, Aledanno.

Anzitutto: la vita di chi? Intende forse la vita sulla Terra tout court, come se promulgare una legge per le unioni civili equivalga a far esplodere diecimila bombe atomiche a tutte le latitudini e longitudini? E così estinguere ogni forma di vita sul pianeta? Le conseguenze di un'eventualità del genere sarebbero facilmente dimostrabili secondo un principio di causa-effetto (esplosioni nucleari = radiazioni deleterie, cambiamenti climatici, magari spostamento dell'asse terrestre ecc.) ma come si può dimostrare che una legge per regolare le coppie di fatto provochi la morte di chicchessia? Perché questo è quello che il peggior sindaco della storia di Roma ha detto: «contro la vita». O forse intendeva la sua vita. Cos'è, ha paura che le coppie di fatto correrebbero tutte a regolarizzare le loro unioni passando sopra il suo corpo, travolgendolo come una mandria impazzita? O ha paura che andrebbero tutte a vivere a casa sua, buttandolo dalla finestra per occupargli il tinello e il salotto?

E la "natura"? Perché le unioni civili e il testamento biologico sarebbero anche contro la natura, secondo la follia di quest'affermazione. Ma in che senso? Che cos'è la natura, per questo fascista contemporaneo? Cos'è naturale, se non tutto ciò che esiste? Ma soprattutto: chi è che ha la pretesa di decidere cosa lo è? Lui, o la sua Chiesa strapiena di pedofili e affaristi senza scrupoli, che rappresenta un dio nel quale nemmeno loro - è palese, basta guardare come si comportano - hanno mai creduto? La stessa Chiesa infallibile, di fronte alla quale il sindaco si genuflette tutti i giorni, che per duemila anni ha perseguitato gli ebrei con l'accusa di deicidio, o che ha sostenuto per secoli e secoli che le donne non hanno l'anima? O che i negri sono inferiori all'uomo bianco, avallando lo schiavismo? Che ha sempre abbracciato dittatori e carnefici per ottenere qualche privilegio sporco del sangue di milioni di innocenti? E mi fermo qui per carità di patria. 
Perché su queste fondamenta fetide e putride poggia la retorica di Alemanno e i suoi sodali, inutile girarci intorno.

Ma ammettendo per una volta che sappia di cosa sta parlando, stavolta si spieghi, Aledanno, che non abbiamo capito: dimostri con circostanze precise e  prove inoppugnabili la fondatezza delle sue affermazioni. Se ci riesce.

giovedì 17 novembre 2011

Il papa rosso



Chi in questi giorni si è affannato a comporre il requiem del Berlusconi politico di professione, rischia di aver sprecato tempo e fatica. Al di là del fatto evidente che il nostro oramai ex presidente del consiglio non si farà mai da parte del tutto (essendo stato eletto alla Camera, cosa che si ripeterà puntuale alle prossime elezioni, ed avendo ancora montagne di interessi privati da difendere), egli più che essere uomo in carne e ossa, rappresenta e incarna un corpo di tipo mistico, metafisico e trascendentale, che percorre in lungo e in largo la nostra storia e, come un fiume carsico, periodicamente esce in superficie e imperversa: in questo senso la sua parabola socio politica può essere inquadrata e osservata, e per questo ciò che rappresenta non può essere arrestato o sconfitto completamente. Il berlusconismo, mix di magia e bassa cucina, non sparirà mai del tutto, perché è sempre esistito e sempre esisterà. E un Berlusconi, come la fenice dalla cenere, risorgerà sempre. Vediamo cosa significa.

Ciò che è interessante notare in questa ottica, anzitutto, è che il berlusconismo - tra le altre cose - è stato ed è fideismo allo stato puro, una religione moderna a tutti gli effetti. Abbiamo avuto modo di osservare, in questi quasi 18 anni di regno incontrastato (Berlusconi di fatto ha comandato anche quando accidentalmente governavano le opposizioni), il suo rapporto col paese fino ad oggi, quando brilla l'evidenza lampante del suo fallimento, dato che il paese non solo non è cambiato, nonostante le maggioranze bulgare che ha avuto per lunghi tratti delle sue legislature, ma è peggiorato vistosamente. L'unico merito che gli si può riconoscere: aver dato vita al bipolarismo; ma anche quello è nato zoppo, perchè da lui dipendente, infatti già ai primi sentori del crollo dell'impero anche quello ha cominciato a scricchiolare. Non c'è traccia del 'nuovo miracolo italiano', del calo delle tasse, di uno straccio di progresso civile e democratico, invece addirittura ci ha precipitati nella oscura crisi economica che stiamo attraversando. Ecco, malgrado questo, egli continua ad avere schiere di fedeli adoranti, pronti a sostenerlo fino alla morte (del paese, non la sua). E' un fenomeno che nell'Italia contemporanea trova paragoni solo nel leghismo bossiano: entrambi sulla scia della antica prassi della divinizzazione dell'imperatore (il divo Silvio). Non bastasse, abbiamo anche la dinastia dei figli - di uno e dell'altro - pronta a succedere al monarca.

Surreale papa comunista, vedendolo in questa ottica il Berlusconi ossimoro vivente di questo secondo, nefasto quasi - ventennio usa gli stessi strumenti dei regimi "rossi" che egli ha tanto stigmatizzato: occupazione dell'informazione, uso della propaganda di tipo agiografico, creazione dal nulla di nemici della patria, invasione di tutti gli spazi possibili con subdole tattiche di spoil system, quando non proprio con la corruzione, scippo del linguaggio, ribaltamento della realtà. In questo senso, curiosa nemesi, paradossalmente Berlusconi è stato ed è il più grande comunista di questo paese dal crollo del muro in poi (in un paese dove i comunisti nelle istituzioni sono quelli dipinti dall'anticomunista Guareschi): sarà un caso che è venuto alla ribalta proprio in quel periodo di dissoluzione dei soviet e crollo dei regimi del socialismo reale?

Spia infallibile della precaria evoluzione civile italica, Berlusconi è anche il “papa ateo”, a tutti gli effetti: come i pontefici cattolici, Berlusconi mistifica, fa e disfa intere categorie, crea nemici e li addita al suo popolo, usa in maniera spregiudicata la propaganda, crea simboli e mitologie: il "partito dell'amore" contro quello dell'odio, il "chi non è con me è contro di me" di biblica memoria, la retorica sull'unto del Signore. Ma ateo nel senso che a dispetto delle grottesche dichiarazioni di condivisione del magistero della Chiesa di Roma, si è sempre comportato come il primo dei relativisti e gaudenti spregiudicati (basta leggere le cronache di questi anni), salvo riservarsi quella quota di carità pelosa e altruismo da magnaccia, che è bastato e che ancora basta a tacitare quel burocrate triste che è la divinità dei cattolici. Ed infatti, è stato sostenuto apertamente da una Chiesa storicamente sempre pronta ad appoggiare dittatori e populisti d'ogni sorta.

Si è circondato da servi, agiografi e cantori, nei quali induce un certo senso di bisogno, come accadde al Winston Smith protagonista di 1984 di Orwell, e che creano intorno a lui un alone mistico di investitura trascendentale; per cui l'adesione al suo partito è generata a seguito di un vero e proprio proselitismo salvifico. Quella dei suoi fans è una fede cieca e ostinata, che sprezza anche il senso del ridicolo: quando ad esempio i suoi adepti hanno cercato di candidarlo al nobel per la pace, o quando si pagano comparse o si coattano militanti politici col bus dall'alta Italia, come ha fatto di recente la deputata pidiellina Michela Biancofiore per inscenare il sostegno della folla nel momento dell'estremo bisogno, di fronte alle folle festanti - spontanee, quelle - che celebravano la sua caduta in queste ultime ore.

Innalzatosi su un altare come una divinità pagana, Silvio (con affetto filiale col suo nome proprio: è così che lo chiamano i suoi cantori, prezzolati o meno) non si contesta, non si discute, ma si ama e si segue; anche quando commette abusi di potere, perché riesce a persuadere il suo ‘popolo’ che è la maniera migliore per raggiungere un fine (ovviamente nobile). Si produce persino nell'avventura di cercare di farsi amare - spesso letteralmente - dai suoi avversari e contestatori, che alla fine si convertono e che lui poi esibisce come trofei (Bondi, Adornato, Capezzone), anche in questo è l'incarnazione nostrana del Grande Fratello; nella cornice di un cesarismo version 2.0.

D'altra parte il suo popolo - elettorato è davvero “suo”, nel senso che se lo è plasmato esattamente come gli serviva; al netto di chi invece aveva già idee di quella area pseudo culturale ma era orfano di rappresentanti, fino al tardo 1993 e dopo Craxi, colui che ha concimato ben bene il terreno ‘profetizzando’ la sua venuta.

Chi dice che ci vorranno decenni a disintossicare il Paese dal berlusconismo, non ha capito che non scamperemo mai da questo destino, perché il berlusconismo è radicato nella nostra cultura da sempre, molto più che il cristianesimo, sta scritto nel dna di ciascuno di noi, non fa che cambiare nome e faccia.

E quando si incarna, era dopo era, abbiamo l'occasione storica di assistere alla nascita ed affermazione di una furbissima 'religione moderna': noi del ventunesimo secolo siamo stati davvero fortunati a vederlo.

giovedì 29 settembre 2011

Non aprite quel Cortile!



Chi ha paura della Chiesa? La domanda -che supponiamo, o meglio, speriamo sia solo semi-seria- se l'è posta Armando Matteo per l'Avvenire, in un articolo intitolato Chi ha paura del Cortile, ove il cortile evocato è quello dei Gentili, inaugurato in pompa magna a febbraio. L'editorialista, citando Ratzinger, parla di terrore, paura e spavento che il ritrovato spunto evangelizzatore ecclesiale avrebbe generato con l'apertura del suddetto cortile negli atei, agnostici e non credenti (la distinzione è nell'articolo in questione). Nessuna precisazione ulteriore sull'identità dei terrorizzati.

Ora, normalmente da queste parti si associa il nome Chiesa ad altri aggettivi e sentimenti, quali indignazione, insofferenza o rifiuto; che ci risulti però, mai a paura, terrore o spavento. Che esagerazione, che spaventosa sovrastima di se stessi!

Specialmente se a generare questi sentimenti dovrebbe essere una iniziativa francamente tanto inconcludente e inconsistente quanto addomesticata e svuotata di contenuti dalla scelta di non confrontarsi con autentici atei, agnostici e non credenti, ma solo con inutili atei devoti doc. Iniziativa che -inevitabilmente- non ha lasciato sinora alcuna traccia se non nelle riflessioni di una piccola parte del mondo cattolico.

Matteo cita ancora Ratzinger quando afferma che gli atei sono preda dello «spavento di cogliersi “oggetto” di missione, spavento di vedersi costretti a rinunciare alla propria libertà di pensiero e di volontà»: ma se a terrorizzare dovrebbe essere l'aver dichiarato l'occidente "terra di missione", spiace dover sottolineare che nemmeno questo funziona. Infatti, la secolarizzazione e il temuto spauracchio del relativismo (che invece è alla base di un sano progresso civile) continuano ad avanzare nonostante i continui sforzi del clero cattolico, e dei media che controllano (l'Avvenire incluso).

In realtà l'approccio dei nuovi crociati ai non credenti è totalmente sbagliato: perché quello che loro pare stiano cercando non è un confronto (un confronto vero, come abbiamo già scritto, si ha solo tra cittadini titolari di pari diritti e libertà individuali) ma un tentativo di sopraffazione per supposta superiorità della propria etica, e per la pretesa di essere gli unici proprietari della società in cui viviamo. Tutto il contrario, quindi, di quanto dovrebbe accadere in quei cortili pomposi, «luoghi dove gli interessati potrebbero anche esplorare la fede cristiana, ma in un modo diverso da quello già vissuto e senza un risultato prestabilito».

L'unico modo che hanno per convincerci del contrario, è accettare un dialogo con veri atei e agnostici, dialogo che abbia come punto di partenza imprescindibile non inutili speculazioni teologiche e filosofiche, ma il rispetto fattivo delle libertà di tutti, nessuno escluso. Altrimenti, non otterranno altro che confermarci che chi è sopraffatto dalla paura sono proprio loro.

venerdì 22 luglio 2011

Oslo, mondo



Conosco quelle strade. Il nostro hotel stava dall'altra parte della galleria, verso la stazione; passavamo in galleria a fare un pò di spesa nel supermercato interno, a vedere gli ascensori fare su e giù. Vedere quei palazzi sventrati, vedere le vittime sparse tra le macerie, la capitale di un paese civile devastata nel nome del solito dio, fa male.







Arrivano le prime rivendicazioni, alcune parlano dell'impegno norvegese in Libia e Afghanistan, altre delle vignette su Maometto pubblicate da un giornale cristiano. Una guerra tra bande, di dèi feroci e assassini quanto permalosi, che corrodono come un acido le società in cui si insinuano.
E no, non aveva ragione la Fallaci, non si combatte un estremismo con un altro estremismo, uguale e contrario.
Le religioni generano mostri sanguinari e spietati, vanno sradicate dal mondo, e ricacciate nell'inferno dalle quali provengono.

_______________________________________________________

Intanto, al suicida Cal sono stati concessi funerali religiosi. Al contrario di Welby. Anche in paradiso ci sono alcuni più uguali degli altri. Per l'ennesima volta, questa chiesa si dimostra di una imbarazzante, squallida ipocrisia.

Meno male, ci sono ancora delle certezze, al mondo.


giovedì 16 dicembre 2010

Italia, i cattolici alle grandi manovre



Il 314 a 311 alla Camera, comunque sia arrivato, non è stato solo la vittoria di Berlusconi e del berlusconismo, ma anche quella del cattolicismo militante, che nel Cavaliere trova un alleato estremamente duttile e disponibile, perché estremamente bisognoso del consenso elettorale che la Chiesa riesce ancora a spostare; non ci deve più sorprendere che il grosso del mondo cattolico riesca a passare tranquillamente sopra alle nottate del bunga bunga, all'aborto della ex moglie del Presidente del Consiglio (al secondo divorzio, per la cronaca) e ad altre allegre trasgressioni alla morale ufficiale della religione, che l'impoverimento della società cresce in misura esponenziale (ma calcoliamo che la povertà è uno dei più grandi bacini 'elettorali' della religione...) perché qui -in Italia e in Vaticano- si parla di politica e non di religione e di morale.

Dunque, vediamo cosa è accaduto nelle ultime ora: anzitutto il cardinal Bertone che incontra Berlusconi alla vigilia del passaggio parlamentare del Governo e in subito prima dell'ennesimo finanziamento a pioggia dello Stato alla Chiesa ottenuta col dirottamento di una valanga di soldi pubblici presi dall'ottox1000 destinato allo Stato verso quest'ultima, merce di scambio sempre di notevole valore; ora, passata la Fiducia, stiamo assistendo alla seconda fase, cioé alla corte frenetica fatta dal Governo ai 'cattolici' in parlamento con l'annunciata creazione di un "gruppo per la vita" forse esterno al Pdl ma comunque nella sua orbita, utile a strappare ai partiti dell'opposizione -incluso in nuovo Polo per la Nazione che vede tra le sue fila il partito cattolico per eccellenza, l'Udc di Casini- quanti più parlamentari possibili sensibili al tema, a cominciare (si dice) dall'ineffabile Binetti. La posta in gioco, o meglio, la merce di scambio è la solita, secondo alcuni osservatori: la legge sul fine vita, invasione dei consultori pubblici da parte delle associazioni pro-vita, ulteriore sostegno del Governo al ricorso contro la sentenza di Strasburgo sul crocefisso, in dirittura d'arrivo, ostacolo all'ora alternativa a quella di religione e così via. Si prospetterebbe dunque una accelerazione dell'attività di Governo verso i temi ancora sul piatto che stanno cari ai cattolici.

In sostanza: la crisi oggettiva del berlusconismo (prima che risorga per l'ennesima volta) e della politica in generale ha fatto gioco un'altra volta anche alla causa dei cattolici, che sempre più si avvicinano al ritorno alla teocrazia moderna, quella rassicurante esercitata 'per interposte istituzioni finto-laiche'.

Vedremo nei prossimi giorni, dopodiché si potrà dire, come diceva Antonio de Curtis: è la somma che fa il totale.

mercoledì 24 novembre 2010

Andremo mai in Pacs?



A fine ottobre, l'Italia dei Valori ha lanciato una sorta di offensiva sui diritti civili, che è anche una sfida agli alleati presenti del PD, a probabili alleati futuri come l'UdC e quella parte dello stesso PD (così come dell'IdV, ammette Antonio di Pietro) che "non è ancora matura" per affrontare certi temi. Tra le proposte, il partito dell'ex magistrato di mani pulite riesuma anche quella su una legge contro l'omofobia e sui Pacs, non solo per coppie eterosessuali, che si era già tentato di affrontare nella scorsa legislatura, ma invece non contempla quella sull'adozione alle coppie omosessuali.


Mentre Mara Carfagna, Ministro delle Pari Opportunità, annuncia le sue dimissioni ufficialmente per contrasti interni al partito, dimissioni che in ogni caso sono quantomai opportune visto che la ex show girl è uno dei ministri più inutili e inconcludenti di questo governo, Di Pietro spiega che questo è il momento giusto per questa proposta (presentata con una conferenza stampa alla Camera pochi giorni fa), "perché, appena si supererà l’ipocrisia berlusconiana sul concetto di famiglia, le forze politiche che chiederanno agli elettori di dar loro fiducia dovranno presentare un programma serio e concreto", e "lo diciamo ora perché serva a non cadere nel solito equivoco post-elettorale, quando le forze politiche si alleano senza mettersi d’accordo prima sulle cose da realizzare per il Paese e poi, dopo il voto, si ritrovano a litigare sui temi cruciali". Resta il dubbio che avanzare una proposta del genere quando siamo di fatto in campagna elettorale potrebbe invece spingere i partiti in perenne caccia del voto cattolico a prendere un impegno solenne in senso contrario alla proposta sui Pacs, ma vedremo a conti fatti chi avrà avuto ragione.

In realtà sono anni che si parla di proposte di legge sulle unioni civili, spesso battezzate fantasiosamente (Dico, Cus, DiDoRe...) ma sempre seppellite ancor prima di iniziare a discuterne; eppure, anche in questo campo l'Italia resta assolutamente indietro rispetto alla maggioranza dei paesi dell'Europa occidentale e ad altre nazioni progredite fuori dal nostro continente, quando invece ce ne sarebbe bisogno perché la 'forma' della famiglia è in continuo cambiamento ed evoluzione, non è più solamente quella tradizionale (ed esclusivamente eterosessuale) sostenuta con forza e in esclusiva dai partiti, con poche eccezioni, e dalla Chiesa; ci sono milioni di individui in coppie e nuclei familiari al di fuori di quel canone che attualmente non hanno quasi nessuna tutela che non sia una scrittura privata, quando si decide di farla, facilmente impugnabile dai parenti di una o l'altra famiglia dei partners in caso di conflitti o disaccordi tra le parti, per quanto riguarda soprattutto la reversibilità della pensione, eredità e il riconoscimento del/della convivente come familiare in circostanze tristi ma sempre possibili come l'assistenza in ospedale. Una condizione che svilisce e ferisce spesso dolorosamente la profondità di relazioni costruite a volte faticosamente a causa dell'arretratezza culturale di questo Paese. Da qui la necessiatà di spiegare e tranquillizzare la parte più conservatrice dell'opinione pubblica, come fa Franco Grillini quando dice che quella sui Pacs "é una legge che non impone nulla a nessuno, e' un contratto e chi vuole lo sottoscrive. Riconoscere dei diritti ad alcuni non e' una minaccia per i diritti degli altri".


Se finora alcune istituzioni locali hanno cercato di supplire a questa mancanza con l'istituzione di registri dei conviventi presso comuni e municipi, continua a prevalere quell'atteggiamento di coloro i quali si nascondono dietro l'assenza di una legge unica (nonostante le non poche sentenze sia europee che nazionali, l'ultima delle quali viene dalla Corte Costituzionale nell'aprile scorso, che spingono in tal senso) per evitare di varare iniziative che pure dovrebbero essere anche di loro competenza, in qualità di amministratori di una platea eterogenea di cittadini, non tutti 'sdraiati' sulla morale cattolica. Dunque, vedremo che fine farà anche questa proposta di legge; ma ci sembra fin d'ora di assistere al trailer di un film già visto.

giovedì 16 settembre 2010

XX settembre, nostalgia canaglia



L'anno prossimo saranno festeggiati in pompa magna (Lega permettendo) i 150 anni dell'unità d'Italia, ma il XX settembre di quest'anno saranno 140 anni dal compimento effettivo e definitivo dell'unità della nazione, con la liberazione di Roma dal giogo del potere temporale dei papi e il trasferimento della Capitale da Firenze (realizzato l'anno successivo). Salvo gli 'aggiustamenti' che furono conseguenza dell'ultimo dopoguerra, la fisionomia del Paese da quel momento non cambierà più.
Il xx settembre è il nostro 'independence day', il primo (l'altro è il 25 aprile, data pure quella invisa alla maggioranza di destra, guarda caso), la liberazione dalla teocrazia cristiana. E' dunque una data importante, ma non è più festa nazionale, abolita come tale dal fascismo nel momento in cui ha siglato con lo Stato Vaticano i famigerati Patti Lateranensi. In una loro proposta -scrive La Repubblica- due consiglieri di minoranza in Campidoglio (Athos De Luca del PD e Gianluca Quadrana della Lista Civica) hanno chiesto che torni ad esserlo, perché "Molti anni sono trascorsi dal quel 20 settembre 1870 in cui Roma divenne capitale dell' Italia unita, i tempi sono maturi per cancellare l' ostracismo imposto dal fascismo a questo importante anniversario della storia italiana che dobbiamo per far conoscere alle nuove generazioni".
Abbiamo una marea di feste religiose, l'intero calendario è totalmente votato al ricordo e alle celebrazioni dei santi cristiani (molti dei quali solo presunti tali, va detto, che a leggerne la storia vera c'é da rabbrividire per quello che hanno fatto e perché la Chiesa li ha santificati ed eletti ad esempio da seguire!), e solo relativamente poche invece che celebrano -o almeno ricordano- i passi fondamentali della storia laica di questo Paese. Celebrare vuol dire ricordare il passato per capire il presente e pensare il futuro, non significa sprecare tempo e denaro in cerimonie inutili, che se fosse per quello non ci dovrebbe essere nessuna festa; a cominciare da quelle religiose.
Ne è passata di acqua sotto i ponti, e il destino ha voluto che ad avere oggi il potere di decidere sulla proposta di De Luca e Quadrana sia una classe dirigente che ha molto a che fare proprio col regime che siglando il Concordato con la Chiesa di Roma ha di fatto tradito lo spirito unitario compiutosi il xx settembre 1870 e ha restituito alla Chiesa stessa, come avremmo avuto modo di vedere nei decenni successivi fino ad oggi, il potere temporale che aveva perso quel giorno, seppure ora esercitato in maniera 'moderna', ovvero più o meno nascosta e fraudolenta, che non necessita di doversi esporre il prima persona nell'agone politico. Dal "non expedit" di allora alle continue ingerenze nella vita politica (e sociale) italiana odierna, ovvero di quella che per il Vaticano dovrebbe essere una democrazia indipendente e uno Stato sovrano straniero, si sta compiendo di fatto una restaurazione nell'equilibrio dei poteri tra i due stati, una controriforma pienamente appoggiata dalla parte destra del Parlamento Italiano, che d'altra parte aveva già cercato di 'riabilitare' i repubblichini fascisti e si rifiuta da sempre -soprattutto nella persona del Presidente del Consiglio, sua massima autorità- di celebrare degnamente pure il 25 aprile (salvo quando serve per fare l'ennesima passerella lucrando con grande cinismo sulla tragedia del terremoto abbruzzese, vedi link sopra); e che infatti si è distinta il xx settembre di due anni fa ricordando dal palco nei pressi di Porta Pia i 19 zuavi pontifici caduti in quel giorno di 140 anni fa, mentre cercavano di difendere ciò che restava di una dittatura feroce.
Com'é la situazione adesso a Roma, città che se è capitale d'Italia lo deve anche ai bersaglieri che hanno aperto la famosa breccia e chiuso il papa dentro le mura vaticane? Nella capitale più zozza e trascurata d'Europa, il sindaco di destra vuole buttare giù un muro della teca di Meier dell'Ara Pacis (questa sua avversione all'opera dell'archistar la considero prettamente ideologica, e l'abbattimento del muro una inutile rivalsa sulla precedente giunta, di colore diverso) per far vedere due chiese dal lungotevere; e ha regalato un terreno alla Curia dove verrà costruita la prima di ben 51 nuove chiese! Con quelle già esistenti che sempre più si svuotano (per questo anche questa ennesima colata di 'cemento santo' è puramente ideologica, serve solo a fornire alla Chiesa altri centri di propaganda e indottrinamento) e con il consueto sperpero di soldi pubblici a vantaggio di una minoranza che potrebbe tranquillamente usufruire dell'ingente patrimonio materiale della sua Chiesa.
Si capisce che il Vaticano stia molto meglio adesso che fino al risorgimento: ha potere, influenza, privilegi (come la vergognosa esenzione dal pagamento dell'ici sul patrimonio romano -e italiano), ecco perché sono contenti e allegramente concelebreranno la loro messa finto-laica davanti a Porta Pia. Il tutto con la complicità dei laici(sti) italiani che del xx settembre, come di altre istanze del genere, se ne interessano troppo poco, o per niente.
'Pilotare', cercare di organizzare (x escludere eventuali 'eccessi' laicisti) la celebrazione di quest'anno è come volersene appropriare, così come hanno fatto di tutte le feste e ricorrenze pagane nell'antichità: la religione aggredisce, ingoia, assimila ed espelle qualcosa di diverso, dal sol invictus diventato natale di cristo fino al xx settembre continua a devastare, cancellare, marcare il territorio.

Dunque, ci sono poche speranze che la proposta di ripristino della festività (che invece dovrebbe essere sostenuta con forza e convinzione da tutti i laici italiani) venga accolta: come appena accennato, sappiamo infatti che stavolta -scrive sempre La Repubblica- l'agenda delle celebrazioni viene decisa dal sindaco di Roma, l'ex/post/neo fascista Gianni Alemanno, insieme coi vertici del Vaticano (nella persona del cardinal Bertone) e nientemeno che del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, ovvero della massima autorità dello Stato, che proprio questo Stato, la sua Costituzione e la sua identità laica dovrebbe difendere, piuttosto che tradire e svendere in nome di un presunto 'rispetto' delle posizioni della Chiesa, ancora una volta messa davanti alla Storia.

Ci sono quindi ottime possibilità di dover assistere, nei prossimi giorni, al pietoso spettacolo di una nuova celebrazione revisionista della nostra storia, un nuovo colpo di spugna sulla lavagna della nostra coscienza collettiva, un nuovo tassello della strategia di cancellazione della memoria storica di questo Paese, per far contente le sempre più palesi nostalgie teocratiche vaticane e in ossequio all'idea che un popolo ignorante si può controllare meglio.

mercoledì 1 settembre 2010

Non è successo niente



Settembre 2010.
Siamo appena tornati dal mare, dalla montagna, dalla campagna; per chi ha potuto, sennò siamo stati qui a squagliarci al sole, cercando di non pensare al rientro imminente. Colonna sonora dell'estate: Lady Gaga, Shakira, Irene Grandi, Belusconi, Fini, Casini, Ratzinger, Bagnasco... insomma i soliti. Stessa spiaggia stesso mare, stesso copione nazional-popolar-politico. Tormentone dell'estate: "Non gioco più, me ne vado". Mina? No, Gianfranco Fini. Ovvero: dal saluto fascista all'antiberlusconismo militante. Acrobazie che nemmeno al Cirque du Soleil.
E via al consueto teatrino che tutti dicono di voler scansare come la peste ma nel quale poi tutti immancabilmente hanno una parte: dimissioni si, dimissioni no, ti caccio, non ti caccio, c'é ancora la maggioranza e vado avanti, anzi non c'é più e allora la parola alla volontà popolare (della quale normalmente se ne sbattono, visto che a ogni elezione pretendono dal 'popolo' solo che ratifichi le decisioni già prese nelle loro ville piene di soldi e puttane). Dall'altra parte resuscitano gli zombie: ricicciano Veltroni e persino Prodi. Il nuovo che avanza.

Siamo stati qui tutta l'estate, dicevo, a squagliarci al sole, senza che nessuno di quelli ai quali paghiamo lo stipendio (non è qualunquismo, è un dato di fatto) si fosse occupato seriamente del fatto che forse a settembre non troveremo più il nostro posto di lavoro, se ce l'avevamo, o del fatto che per molte famiglie monoreddito la fine del mese ormai è più vicina all'inizio del mese che alla fine; cosette così, insomma, perché noi non abbiamo problemi seri come i loro, che non riescono a soddisfarre tutte le aspiranti veline che bramano uno strapuntino nel grande salotto del potere.
E quale repubblica sarebbe, questa? La seconda? Ma per favore!
Tranquilli, dicevo, non è successo niente.

Così è toccato al dittatore di turno e in pieno recupero agostano smuovere un pò le acque, in un clima da fine impero di uno squallore desolante.
Gheddafi e le sue 'amazzoni', la sua tenda e persino i suoi cavalli berberi, un festival kitsch e cafone come poche volte s'era visto in occasione di una visita di Stato. I dittatori cafoni -chissà perché- qui sono sempre i benvenuti.
Tra conversioni miracolose di avvenenti ragazze (pagate per far presenza e coreografia) e sbaciucchiamenti e pacche sulle spalle col dittatorucolo nostrano, la sparata ad effetto: "l'islam sia la religione di tutta Europa. Augh, ho detto". E subito dopo ha chiesto una valanga di soldi dietro minaccia di favorire l'invasione continentale da parte di un esercito di migranti, un fantasma evocato da Gheddafi probabilmente anzitutto per battere cassa alla UE: una vera estorsione, non c'é che dire. Il tutto ha trovato adeguata risposta dall'Europa (non certo dall'Italia, che al dittatore libico si limita a fare da spalla).

Prima reazione, istintiva e sbrigativa: ci mancherebbe solo questo!
Poi però leggi, valuti, pesi e soppesi le reazioni, subito arrivate dai saltimbanchi dei palazzi: tutto nella norma, direi, le sparate leghiste, i malumori delle lobbies cattoliche... infine ti imbatti -rullo di tamburi- anche in quella dello stato vaticano, per bocca del segretario di Propaganda Fide, l’arcivescovo guineano Robert Sarah.

E qui c'é da fermarsi a pensare.
Per cominciare, notare come il monsignor consideri la sortita gheddafiana "una mancanza di delicatezza verso il santopadre", come se quest'ultimo fosse il sovrano e padrone esclusivo del continente intero; ma questa sparata merita attenzione per un altro motivo: perché contiene una (riproposta) dichiarazione programmatica e una (riproposta) dichiarazione di guerra.
Parto da quest'ultima, evidenziata (anche se non è nemmeno tanto originale) dalla frase:
"il vero pericolo per gli europei sono il relativismo, la scarsa attenzione alla fede, la debolezza religiosa, l’indifferenza al sacro. Mali che si stanno diffondendo in maniera ormai troppo evidente. Sono questi i veri ‘nemici’ della nostra fede che potrebbero creare terreni fertili per future eventuali penetrazioni islamiche in tutta l’Europa”.
Agitato dal vaticano, lo spauracchio della 'penetrazione islamica' sembrerebbe uno specchietto per le allodole (sebbene, inteso, sia una eventualità tutt'altro che impossibile nei fatti), una mistificazione neanche tanto riuscita, visto che subito dopo Sarah si rivela e dichiara senza possibilità di equivoci qual'é il vero obiettivo: la libertà di pensiero. Il nemico di sempre, da combattere a costo di allearsi col diavolo. E da qui -il diavolo- la prima, sciagurata dichiarazione, quella programmatica: al di là delle flebili proteste contro il dittatore libico, si persiste nell'offrire all'islam (col quale in realtà Gheddafi non ha molto da spartire) un'alleanza contro l'obiettivo, il nemico comune, che è quello di cui sopra. In fondo la maggior parte delle istanze portate avanti dalle due religioni sono comuni: sotterramento della laicità delle istituzioni, repressione della omosessualità e della libertà delle donne, indottrinamento continuo fin dalla scuola primaria, controllo della vita sociale, pubblica e privata, fino nei minimi dettagli, occupazione del potere politico ed economico. Nel frattempo, sul resto ci si può anche mettere d'accordo, magari facendo festa sia il venerdi che la domenica, che problema c'é? Poi, però, siccome tutti i nodi vengono al pettine, inevitabilmente si arriverebbe a uno scontro tra opposti proselitismi. Perché un dio, quale che sia, deve per forza avere il primato sugli altri. Così sta scritto -pare.
Realisticamente: sotto il cupolone si insiste a giocare col fuoco (sulla nostra pelle): ammesso e non concesso che quest'alleanza funzioni davvero, e che i nemici comuni delle religioni possano essere sconfitti, cosa ci aspetterebbe dopo? Una nuova guerra santa? Sparito il nemico comune, come ci si organizza sul territorio tra islam e cristianesimo? Come si convive, in un continente che si è sempre asserito avrebbe 'radici cristiane'?

Non mi stancherò mai di ripeterlo: è per questo che serve urgentemente un'Europa -e un'Italia- laica, equidistante da religioni e ideologie, libera da quel tipo di condizionamenti, con istituzioni forti, il più possibile impermeabili alle pressioni lobbistiche religiose, garanti dell'uguaglianza e della libertà dei singoli cittadini. Paradossalmente, nell'interesse stesso delle religioni e ideologie (ed è per questo che la battaglia per la laicità -laicismo, per loro- dovrebbe esser fatta propria anche dai credenti, almeno quelli 'ragionevoli'), che in uno spazio libero potrebbero seguitare ad esistere senza il rischio che una sola possa prevalere sulle altre. Non certo nell'interesse di chi non crede e vorrebbe restare un cittadino con la propria libertà intatta, e vede il rischio insito nella spinta di chi -all'opposto di chi persegue l'alleanza tra assolutismi- crede di potersi difendere da un estremismo usando un altro estremismo, ancorché di tipo diverso, fino all'inevitabile scontro o -nella migliore delle ipotesi- soppressione dei propri diritti civili nel nome di un patto o di una guerra tra déi crudeli e perversi.
Ci stiamo cacciando tra due fuochi: è un rischio reale, e va affrontato e scongiurato finché siamo in tempo.

Ma invece nel Paese dei balocchi pare -come sempre- che nessuno se ne accorga. Tranquilli, non è successo niente.

martedì 27 luglio 2010

La Bottiglia Ratzinger




Si narra che nel 1910, in occasione del passaggio della cometa di Halley si scatenò ovunque una isteria collettiva legata alla -falsa- informazione che la coda della cometa, che si credeva composta di gas venefici, avrebbe intersecato l'orbita terrestre proprio nel momento in cui vi transitava il nostro pianeta, causandovi la scomparsa di ogni forma di vita. Come sempre accade quando qualcuno porta avanti tesi catastrofiste come questa, ad esempio ad ogni passaggio di millennio e attualmente nell'attesa del 2012 con la presunta predizione del calendario Maya sulla fine del mondo, tra quelli che ci cascano c'é chi la prende con filosofia e aspetta più o meno serenamente l'ultimo giorno, chi si prepara spiritualmente e poi c'é chi invece ne approfitta, da bravo avvoltoio senza scrupoli. Esattamente un secolo fa, tra gli altri, si distinse la Michelin, che fece pubblicità alla sua 'bottiglia d'aria pura' (vedi immagine sopra, presa dalla rivista Coelum Astronomia), e solo chi ce l'aveva -questa era la tesi- potendo 'respirare a piacere', sarebbe sopravvissuto scampando ai 'miasmi pestiferi' della cometa.

Il meccanismo è quello consueto, che ha sempre funzionato nei secoli dei secoli: si mettono in giro informazioni false, con dolo oppure meno, o si sfruttano le psicosi del momento e si lucra sulla paura suscitata nella gente per ottenerne più obbedienza, e mantenere e aumentare privilegi, ricchezza e potere.

Tra i maestri di questa tattica si distingue da sempre la Chiesa Cattolica, che anzi ne è l'esempio più evidente, essendo tutto l'impianto della religione che propugna (insieme agli altri monotesimi e a una miriade di religioni minori) basato sulla 'speranza' della 'salvezza'. I 'miasmi pestiferi' di questo secolo (per tacere di quelli passati), quindi, sarebbero: il relativismo etico, la società nella quale dio viene marginalizzato, il laicismo materialista, eccetera, come da migliaia di dichiarazioni-fotocopia di suasantità e sottoposti, insomma tutto ciò che mette a rischio in qualunque modo i privilegi e il potere politico di lorsignori.
Come i sacerdoti di qualunque religione e ideologia del passato, mentre il loro atteggiamento di facciata è quello di fornire -soli al mondo- speranza e salvezza alle anime, la realtà nascosta è il continuo arricchimento che trae grande giovamento dal catastrofismo di cui sopra.


Non sorprende quindi, anzi è logico a prescindere, l'esito degli studi scientifici secondo i quali il non credente è mediamente più intelligente del credente. Senza superbia: sono i non credenti la vera speranza dell'umanità, contro la Bottiglia Ratzinger.

lunedì 12 luglio 2010

Manicomio Italia



Sarà il caldo... ma stiamo assistendo al trionfo del grottesco italiota.

La Corte Europea per i Diritti dell'Uomo ha cominciato ad esaminare il ricorso del Governo italiano, sostenuto dalle democrazie più 'liberali ed evolute' d'Europa, ci vorranno alcune settimane di lavoro e poi si giungerà a una conclusione; sappiamo già che se anche la sentenza di fine 2009 sarà confermata non sarà comunque rispettata: infatti, mentre il papa-piazzista cerca di 'venderlo' alle istituzioni più disparate e almeno teoricamente incompatibili con la spiritualità (ma il denaro non era lo "sterco del diavolo"?), il crocefisso viene difeso e sostenuto da sempre più improbabili personaggi e associazioni tirate su dal nulla: la massoneria, la Lega Nord con tutte le sue incongruenze del passato e del presente (i riti celtici del 'dio Po', l'istigazione ad affondare i barconi dei migranti, le sceneggiate razziste tipo i guanti di gomma per salire sugli autobus utilizzati anche dagli immigrati), di fronte alle quali nessun gerarca vaticaliano si è prontamente prodotto in alcuna condanna almeno quanto si è prodotto in elogi circa la paradossale "difesa dei valori cristiani" fatta di recente dai leghisti stessi, e poi laicisti a corrente alternata come il Presidente della Camera Gianfranco Fini, eccetera. Mentre lo stesso crocefisso continua ad essere imposto ovunque e comunque con frenetico istinto bestiale di demarcazione del territorio.
Quanto spreco di risorse e di intelletto: l'unica cosa di buon senso e vicina alla verità, non dico "illuminata" ma almeno furba che le gerarchie cattoliche potevano fare era dire una cosa come: "anche se la staccherete dal muro la croce resterà nel cuore di chi le è fedele" e fermarsi lì. E avrebbero vinto subito.
Ma non l'hanno detto.

Nel frattempo a casa del maggiordomo-capo del Padrone (lussuosa casa concessa al bisognoso con cristiana carità da Propaganda Fide) si cena allegramente, tra personaggi che non dovrebbero nemmeno incontrarsi per caso per la strada, superando il rito della crostata di partitocratica memoria: alla tavolata eversiva (che io sappia gli assetti del potere esecutivo e legislativo si decidono nelle sedi istituzionali in totale trasparenza e coinvolgendo gli elettori, non di nascosto come, appunto, la massoneria) partecipa anche un rappresentante di uno Stato straniero, il solito: pare che l'unto dal signore in persona abbia chiesto aiuto al segretario di Stato (Vaticano) Tarcisio Bertone affinché il posto dello scaricando Fini e dei suoi fedelissimi venga preso dal partito talebano-cattolico pluri inquisito del concubino Pierferdy Casini. Che si facciano manovre di bassa cucina per modificare le maggioranze in Parlamento a seconda delle convenienze, alla faccia degli elettori, è -come dicevo sopra- una squallida consuetudine che purtroppo non indigna più nessuno, ma che partecipi pure un cardinale e così sfacciatamente non fa altro che chiudere il cerchio, alla faccia di chi dice che la Chiesa non interferisce nella politica italiana.

In tutto questo, nel manicomio Italia, si profila all'orizzonte persino una loggia massonica segreta tutta nuova, aggiornata e potenziata: la P3. Attendiamo fiduciosi che venga fuori una nuova lista degli affiliati, per contare quanti esponenti del clero ne fanno parte.

mercoledì 23 giugno 2010

Secessione!



Oggi mi gira di provocare.

E' un po' di mesi che non riesco a guardare la televisione, tutto quel puttanaio di regime, quei pollai fatti per instupidire chi li guarda, e quella mezza specie di presa in giro che chiamano 'giornalismo', maggiordomi e camerieri (tolte le eccezioni, ovviamente, e con tutto il rispetto per queste professioni) che prendono lo stipendio direttamente dalla politica o dalle lobbies per dirci che tutto va bene, e se qualcosa va male è colpa di qualcun altro, nel perfetto stile dei notiziari dell'Istituto Luce durante il ventennio fascista.

Proprio la congrega dei maggiordomi ci dice che stiamo per festeggiare in pompa magna (o quasi: chiedasi a Bossi & c.) i 150 anni dell'unità d'Italia; sulla parola "unità" già si scaldano gli animi e si accendono dibattiti, perché pare che non si sia tutti d'accordo, non tanto sull'avvenuta unificazione politica degli ex stati italici in uno solo, quanto sull'opportunità che questo accadesse, cioé se sia stato un bene oppure no. Addirittura, si mette in dubbio che l'Italia sia tutt'ora effettivamente unita, come un solo popolo, una sola cultura e obiettivi comuni.
Su questo avere dei dubbi è più che lecito. Io la penso così: l'Italia non è unita, non è un solo popolo. Non è un popolo.
Vediamo in due parole: l'Italia è una realtà geografica disomogenea, che politicamente presenta sovranità distinte e spesso pure contrastanti tra di loro, distribuite sul territorio a macchia di leopardo. Al sud è Mafiolandia: le mafie dominano indisturbate, quelle delle mafie sono le autorità costituite e riconosciute apertamente e in maniera visibile; anche al centro-nord, certo, ma in maniera più o meno sotterranea, nascosta.
Al nord, al di là delle buffonate leghiste delle marmotte coi fucili tra le valli bergamasche, delle ampolle con l'acqua del dio Po e dei riti celtici, c'é una disaffezione sempre più netta verso lo Stato centrale ('Roma ladrona', direbbe qualcuno mentre si intasca i soldi degli italiani del nord, del centro e del sud), disaffezione che si manifesta vuoi carnevalescamente con 'il Trota' e tutta la sua coreografia di fazzoletti verdi e soli delle Alpi, vuoi invece in maniera assai più seria e credibile, con i sempre più frequenti sondaggi nelle regioni più ricche, che dicono che interi territori vorrebbero staccarsi dall'Italia: il Sud Tirolo, che noi chiamiamo Alto Adige, all'italiana, vorrebbe tanto essere austriaco (e in effetti lo è), mentre dall'altra parte apprendiamo che Como, Varese e tutta la Valle d'Aosta vorrebbero essere annesse alla Svizzera. I motivi sono lampanti, manco a parlarne.
Diffuso come uno sfogo di morbillo poi c'é lo Stato Italiano, quello ufficiale ma che è quello che conta di meno, quello dei palazzi del potere, della Costituzione, degli sperchi colossali e della corruzione elevata a sistema; in realtà è un mondo a sè, tant'é che lo chiamano "casta", ed è in effetti lontanissimo dalla gente, dal cosiddetto popolo, quando in realtà rappresenta tutto fuorché questo. Rappresenta le lobbies, i potentati economici, finanziari, industriali; e massonici: sappiamo bene infatti che dentro a tutto ciò in realtà c'é la P2, cioé una realtà eversiva, sovversiva. Un potere a parte.
Infine, last but not least, c'é il potere assolutista religioso, quello che qui ci interessa di più: il Vaticano, anche questo Stato nello Stato, e non solo in termini geo-politici. Il clero di questo Stato straniero imperversa e comanda pressoché ovunque, in Italia, fa quello che vuole, impone i suoi deliri di onnipotenza, comanda a bacchetta altri poteri costituiti come lo Stato Italiano, ma spesso si fa comandare a sua volta da altri poteri, come quelli massonici, mafiosi, finanziari, in un complicato intreccio di egoismi e relazioni "mercantili" (pecunia non olet, e nemmeno il potere puzza) a volte palesi a volte nascosti. (Scusate se non inserisco nessun link, ma le cronache di questi giorni sono strapiene delle gesta dei porporati affaristi, non ce ne è bisogno.)

Quindi: dov'é l'Italia? Non c'é.

Allora, mi chiedo: a noi sta a cuore la laicità, ma anche la democrazia, quella bella utopia che ogni tanto si realizza altrove, interessano i diritti civili, le libertà individuali, la giustizia sociale. Ma anche se si parlasse 'solo' di laicità, noi che condividiamo questa aspirazione, vista la gran confusione che regna, perché non approfittarne e fare una bella secessione pure noi?
Che ne so, troviamo un territorio anche piccolo, una regione abbandonata lungo lo stivale, ovunque sia, e fondiamo uno Stato democratico, dove siano banditi gli assolutismi di ogni genere, ovvero le religioni e le ideologie politiche, e il faro per costituire una nuova società siano le libertà individuali e la giustizia sociale, che non si senta unita solo durante i mondiali di calcio e che magari non finisca come la Repubblica Romana.

Si può fare?
Fatemi sapere, prima che mi sveglio.

giovedì 27 maggio 2010

Volenti o nolenti (sottotitolo: tanti Auguri)



L'àugure (dal latino augur, all'accusativo augurem) era un sacerdote dell'antica Roma che aveva il compito di interpretare la volontà degli dèi. Questa figura era tuttavia già nota alla cultura etrusca, come dimostra la Tomba degli auguri a Tarquinia. Nel periodo arcaico c'erano due tipi di augure principalmente gli auguria privata sulla cui base si prendevano alcune decisioni all'interno della famiglia e gli auguria publica per quanto riguarda l'ambito pubblico. Esistevano più auguri di questo ultimo tipo, che costituivano un collegium (tre auguri, che divennero 15 da Silla in poi) che veniva consultato dal magistrato prima di ogni importante atto pubblico. Dalla nascita della Repubblica (509 a.C.) e fino alla fine del IV secolo a.C. solo i patrizi poterono far parte di questo collegio, mentre dal 300 a.C. vi ebbero accesso anche i plebei.
Il compito degli auguri era di trarre auspicia dall'osservazione del volo, del comportamento e del verso degli uccelli e di capire se gli dèi approvavano o no l'agire umano sia nell'ambito pubblico sia in quello privato, sia in pace sia in guerra. Erano inoltre specializzati nello studio delle viscere degli animali sacrificali e in quello delle condizioni atmosferiche, come la caduta dei fulmini. L'augure non doveva predire quale fosse la cosa migliore da fare, ma solo se un qualcosa su cui si era già deciso incontrasse o meno l'approvazione divina. L'arte degli auguri era chiamata "augùrio" o "auspìcio".



In attesa della sentenza definitiva della Corte di Strasburgo sul crocifisso, osserviamo con interesse come in alcuni Paesi, primo fra tutti ovviamente il nostro, si registri un deciso aumento dell'attività dei cattolicisti con il non dichiarato ma evidente obiettivo di imporre la religione cattolica a chiunque e ovunque possibile. Si ascoltano interventi di ogni tipo provenienti da tutti i livelli della lobby vaticaliana: da Bagnasco che è tornato recentemente proprio alla questione del crocefisso (con controcanto di stile vagamente mafioso del Presidente del Senato), ai ministri-camerieri più realisti del re -il papa-re, beninteso- che si affrettano a precedere ogni desiderio prima ancora che venga desiderato dal reame pontificio, per esempio il Ministro della Pubblica (d)Istruzione Mariastella Gelmini, sposatasi incinta e quindi formalmente nel peccato (fino al matrimonio riparatore) ma tanto devota, che non paga di aver ottenuto che l'insegnamento della religione cattolica faccia media coi voti delle altre materie, non paga di ostacolare in tutti i modi l'ora alternativa creando di fatto una discriminazione nei confronti di quegli studenti che non vogliono avvalersi di tale 'insegnamento' e creando di fatto una situazione anticostituzionale, adesso vorrebbe procedere all'inserimento dello studio della Bibbia ('appaltato' a una associazione cattolica come Biblia) nei programmi nientemeno che di italiano. Mi domando se oltretevere avrebbero mai sperato tanto.
C'é da dire che in effetti studiare la Bibbia come un classico della letteratura come l'Iliade e l'Odissea rimetterebbe quel libro nella sua corretta dimensione, cioé quella di 'semplice' letteratura, ma non è questo il punto. E' evidente il consolidamento della tendenza che io definirei eversiva se non altro in termini metaforici, di distruggere, oltre all'informazione, il comparto dell'istruzione pubblica con la scusa del risparmio (benedetta crisi mondiale, quale meraviglioso pretesto per i picconatori di popoli e culture liberali occidentali!), ma in realtà per ottenere a media-lunga scadenza un popolo più ignorante, con un valore di senso critico e capacità di analisi più basso, scomparsa della memoria storica, insomma, più facilmente suggestionabile e controllabile. Cosa che fa evidentemente il gioco anche della religione, che del resto per lunghi secoli ha violentemente escluso il popolino dallo studio persino dei suoi testi sacri per riservarlo ai sacerdoti.

Le statistiche dicono chiaramente che le nuove generazioni si allontanano sempre di più dalla religione, la secolarizzazione avanza e con lei un sano sentimento di diffidenza verso la Chiesa e la religione, agevolato ovviamente dalla piaga dei religiosi pedofili, tutto ciò mette evidentemente a rischio l'egemonia culturale e politica della chiesa cattolica e della sua dottrina e tradizione in un Paese dove si va alla televisione pubblica che dedica un intero canale al Vaticano fino al quiz serale di Gerry Scotti dove c'é sempre (dico: sempre) la domanda di religione; la secolarizzazione avanza, dicevamo, e allora oltretevere ci si ingegna come si può per sopravvivere.
In realtà il metodo è sempre lo stesso, collaudato in millenni di storia: la compromissione col potere temporale, una volta l'Impero Romano, poi la teocrazia via via fino ad arrivare prima al regno e poi alla attuale Repubblica, passando per ogni forma di governo o regime dittatoriale, basta che l'ideologia e tutti i relativi 'benefits' possano sopravvivere o addirittura imporsi malgrado l'evoluzione dei costumi, della cultura e della scienza. Anche a scapito della coerenza con la loro stessa spiritualità, che vorrebbe che a Cesare fosse dato il suo, perché al -presunto- dio serve altro.

Su scala continentale, si è tanto parlato delle "radici europee", non menzionate finora nella nascenda Costituzione "per colpa dei fanatici laicisti" (in un europarlamento a maggioranza Popolare?), che secondo molti di lorsignori sarebbero esclusivamente giudaico-cristiane.
L'Europa in realtà ha una moltitudine di radici, dapprima animiste, poi il paganesimo dell'era classica, il cui eco ancora sopravvive nella nostra cultura in una moltitudine di forme (ricordiamocelo ogni volta che ci scambiamo gli 'auguri', vedi introduzione all'articolo), poi la cultura giuridica greco-romana, sotto la quale si è realizzata la prima effettiva unità politica continentale, solo dopo è arrivato il cristianesimo -imposto con la violenza e poi per decreto appena 1700 anni fa- ma c'é stata anche la riforma protestante, c'é stato l'Islam, e infine l'Illuminismo e il pensiero laico.

Perché, quindi, si dovrebbero citare solo le radici cristiane? Un grande albero per restare saldo ha bisogno di molte radici, non di una sola, la botanica ce lo insegna.
Un giorno potrebbe accadere che la religione di maggioranza non sia più la 'nostra', e non vorrei che quel giorno dovremo rimpiangere di non aver mai costruito uno Stato -nazionale e continentale- veramente laico e neutrale: un bell'esempio è la recente notizia della pronuncia del tribunale civile del Kenya che ha dichiarato illegali i tribunali islamici ribadendo la laicità dello Stato; guarda caso, le chiese cristiane sono d'accordo.
Perché, dicevo, si dovrebbero citare solo le radici cristiane? Per lo stesso motivo per cui qui in Italia si cerca di introdurre con l'astuzia e con la prepotenza l'indottrinamento cattolicista a ogni livello possibile, come abbiamo visto si sta cercando di fare con la scuola pubblica: si torna all'imposizione fraudolenta quando ormai ha perso forza spontanea.
Siamo quindi in presenza di un ideologismo assolutista; ben assecondato da una classe politica appoggiata da minoranze nostalgiche sempre più lontana dal popolo, smarrita dentro il palazzo fortificato, con tutti che guardano alla convenienza del momento e non ricordano i drammi che l'imposizione di una ideologia unica ha sempre causato. Per questo è importante vigilare e cogliere tutti i segnali di questo tentativo di restaurazione che se si compirà, sarà sulla nostra pelle.

martedì 4 maggio 2010

Del 'coraggio'



A proposito di scuse.

Sono esterrefatto nel constatare quanti scudi si levano in difesa della Chiesa Cattolica, e quanti cori di lode vengono intonati in favore del suo Papa a riguardo delle tristi vicende legate ai preti, ex preti ora vescovi, e persino suore pedofile. Non ho molto da aggiungere ai fiumi di inchiostro che già scorrono da alcuni anni sull'argomento, e che -peraltro- molto prima che qui in Italia hanno cominciato a scorrere all'estero, dove evidentemente c'é meno soggezione di fronte alla Chiesa oppure un maggior grado di libertà dei media; o tutte e due le cose. Ma mi domando quanto ne sappiano tutte queste persone, tutti questi improvvisati e improbabili avvocati del pontefice, di uno dei più grandi scandali della storia del genere umano, quello sulla pedofilia dei religiosi, rappresentanti della più grande istituzione moralista (in tutti i sensi) mai apparsa sulla faccia della Terra, e quindi non semplicemente colpevoli come i tanti -ahimé- pedofili 'secolari' a spasso per il mondo, ma due volte colpevoli, proprio in virtù della divisa che portano e di ciò che essa rappresenta. Crimini che non sono solamente da ricondurre a episodi lontani nel tempo, ma che continuano a trovare terreno fertile negli ambienti ecclesiali (questa è solo la notizia più recente), e che quindi non devono essere più nè taciuti nè sottovalutati.
Negli USA le chiese locali sono state giustamente condannate a risarcimenti milionari, nel vecchio continente, invece, le cose stanno diversamente: io non riuscirei affatto a farmi bastare delle semplici 'scuse', per un danno (va sempre ricordato a chi lo ignora e a chi finge di non saperlo) le cui conseguenze si faranno sentire per sempre sulle vittime, ma pretenderei, nel mio stesso interesse di credente -inteso se lo fossi- e di prete onesto una piena e totale assunzione di responsabilità e collaborazione con gli inquirenti da parte di chi ha commesso questo crimine orrendo e dei suoi superiori.
Ci si spertica a lodare il presunto 'coraggio' della Chiesa persino (o è solo una logica reazione, vista la collaudata collateralità acritica che non si logora nemmeno di fronte alla più tragica delle evidenze?) negli ambienti governativi e istituzionali, senza alcuna vergogna e, soprattutto, senza spendere una sola parola a favore delle vittime della pedofilia ecclesiale. Non trovo affatto 'coraggioso' insabbiare tutto, ostacolare per così tanti anni le indagini sui preti pedofili, troppo spesso semplicemente trasferiti da una diocesi all'altra senza nemmeno informare i fedeli di entrambe le comunità, e gridare al complotto internazionale (smentito peraltro, tra gli altri, anche da un autorevole cardinale come Carlo Maria Martini) ordito di volta in volta dai massoni, dai giudei, o da non meglio precisati movimenti di liberazione sesuale degli anni '70, teorie che fanno strame del senso del ridicolo; o cercare di camuffare il tutto dietro teorie sociologiche in questo caso del tutto fuori luogo, citate a sproposito e con grande ipocrisia.
Coraggio vero invece è quello di quei vescovi (comunque degni di pubblica riprovazione) che ammettono la loro colpa e danno le dimissioni, e ancora più coraggioso sarebbe stato presentarsi spontaneamente dal magistrato all'epoca dei fatti, invece che aver confidato per così tanto tempo nell'omertà ecclessiale; coraggioso sarebbe togliere subito ogni responsabilità (specie negli oratori), 'spretare' e denunciare pubblicamente i preti colpevoli.
Questo Papa, poi, sarebbe davero 'coraggioso' se non avesse contribuito egli per primo all'insabbiamento dei numerosi casi di pedofilia clericale di cui era indubbiamente al corrente già prima di diventare Papa, sarebbe davvero 'coraggioso' se si decidesse a rivedere la dottrina e la -discutibile- morale della sua Chiesa, palesemente incapace essa stessa di osservarla, e ad abolire il reclutamento di minori nei seminari giovanili e la ottusa regola sul celibato sacerdotale.
Infine: con un bel bagno di umiltà, qualità che in teoria dovrebbe essere propria dei seguaci del cristianesimo, sarebbe 'coraggioso' anche smettere di fare pedantemente la morale a tutto il mondo ogni giorno, in ossequio a quanto sta scritto nel loro testo sacro a proposito di una pagliuzza e una trave, e prendere atto che anche la morale (singolare: inteso la loro) può variare al variare dei tempi mentre i crimini come la pedofilia restano tali e semmai peggiorano se a commetterli è un moralista come lo sono loro.

In attesa che qualcuno delle alte gerarchie, vaticane e italiane, si degni di spendere una parola in favore delle vittime e delle loro famiglie, mi domando: oltre a una reazione forse ora finalmente adeguata ma decisamente tardiva (e, per questo, sospetta e non credibile), avrà mai questo coraggio, il signor Ratzinger?

mercoledì 21 aprile 2010

Viaggio in Europa



Dopo la presa di posizione della Corte Costituzionale che ha rigettato i ricorsi presentati da tre coppie omosessuali e dalle associazioni che le assistevano sulla possibilità che anche le coppie dello stesso sesso possano contrarre un matrimonio, presa di posizione che in realtà non lo è affatto visto che si è preferito rimandare la questione alle competenze del Parlamento (lo stesso che si rifiuta sistematicamente di legiferare in materia) pur senza bocciare del tutto la questione di principio, e dopo le esternazioni più o meno colorite dei 'difensori della famiglia tradizionale', vorrei provare a spiegare perché sarebbe giusto che questa cosa si faccia, offrendo una prospettiva diversa, potenzialmente risolutiva ma finora -mi pare- poco considerata per inquadrare il problema, e che dovrebbe essere prevalente e sostituire ogni presa di posizione ideologica o dogmatica. In realtà non solo su questo ma anche su altri temi cosiddetti 'etici'.

Parlando degli articoli della nostra Costituzione sui quali si basavano i ricorsi, c'é anzitutto da rilevare che i suddetti 'difensori' brillano per incoerenza e doppiopesismo: sono gli stessi che travisano -in perfetta malafede- lo spirito della Carta Costituzionale quando si tratta di difendere i loro privilegi e quelli della loro Chiesa (ad esempio sulla laicità del sistema scolastico, vedi ora di religione praticamente obbligatoria, e sui finanziamenti alla CCAR tramite il meccanismo truffaldino dell'otto per mille e altre fantasiose vie) salvo poi abbracciarne integralmente il senso letterale quando invece così fa comodo; e aggrappandosi poi anche all'etimo della parola "matrimonio". Cosa che in ultima analisi costituisce l'unico loro argomento, sia pure assai debole, che potrebbe avere una certa consistenza, ed è una fortuna per loro, perché dietro all'etimologia (che pure non è universale ma ovviamente cambia al cambiare delle culture e delle lingue) hanno la possibilità di nascondere la loro intolleranza nei confronti delle persone glbt.
Altri argomenti non ne hanno: dire ad esempio che la famiglia eterosessuale è "discriminata" è un'altra prova di falsità, puzza di ipocrisia lontano un km, perché il metro di paragone su cui si misura la discriminazione di tutte le altre categorie sociali, in questo Paese, è proprio la famiglia eterosessuale fondata sul matrimonio cristiano, quello è il nucleo fondante della nostra società (pare persino banale ricordarlo) ed è il riferimento, e tutto ciò che è 'altro' sta uno o più gradini al di sotto; dire invece che le politiche per la famiglia sono insufficienti, dire che possono e devono migliorare è un altro discorso, ed è in parte vero. Ma in questo caso i cattolicisti se la devono prendere coi politicanti che mandano regolarmente in Parlamento, non con il 'relativismo etico' o con chi chiede un minimo di equità civile (pari doveri = pari diritti) tra cittadini.

Ma stavolta lasciamo da parte queste ed altre dispute, che hanno fin troppo del già sentito.
Quello che c'é da dire (e che troppo poco si dice) è che tutti noi, prima ancora che omosessuali o eterosessuali, prima che credenti o non credenti, siamo Cittadini, paghiamo tutti le tasse e tutti egualmente contribuiamo al progresso della Nazione e al benessere collettivo, i servizi che lo stato sociale offre sono pagati col lavoro e coi soldi di tutti, nessuno escluso (ovviamente al netto dell'evasione fiscale). Inutile stare a replicare alle obiezioni sull'etica, sulla tradizione o sulla "natura" (concetto quantomai vago che serve solo a giustificare tante discriminazioni pur non avendo alcuna base nè scientifica nè statistica degna di rilievo), bisogna battere sul chiodo delle responsabilità civili dei singoli cittadini, come accennato più sopra: se è giusto che tutti abbiano eguali doveri è altrettanto giusto che tutti abbiano eguali diritti, che ci sia effettiva parità tra tutti i cittadini, e non un ipocrita doppiopesismo che oggi danneggia una categoria sociale, ma domani potrebbe farlo con un'altra che oggi si sente al sicuro; perché i tempi cambiano, che piaccia o no, i clericali tengano presente ad esempio che l'islam cresce anche nel nostro paese, vorrei vederli un domani che i musulmani saranno diventati abbastanza forti da presentare le loro istanze con una forza molto maggiore di oggi, mi immagino che allora facilmente potrebbero abbracciare la causa del cosiddetto laicismo (laicità delle istituzioni, nulla di più) che oggi tanto avversano!

Circa tre anni fa in occasione di un Gay Pride, l'Arcigay minacciò uno sciopero fiscale per scuotere la politica. Così come hanno scioperato e manifestato realmente (e non solo con una boutade, nel caso delle associazioni glbt) gli immigrati lo scorso primo marzo. E se tutte le persone glbt interessate e i loro simpatizzanti e sostenitori facessero altrettanto ma stavolta sul serio? E' un sistema, d'altra parte, che i detrattori delle 'nuove' forme di famiglia conoscono benissimo per averlo praticato più volte, ad esempio con l'obiezione di coscienza dei medici e farmacisti cattolici sull'aborto e la vendita della pillola del giorno dopo. Loro possono e gli altri no? Sarebbe un segnale forte, finalmente, e un modo assolutamente civile e non violento per ottenere dei diritti (si, proprio così: diritti) senza togliere nulla agli altri.
Quello che si chiede è solo che lo Stato, che siamo tutti noi, nessuno escluso, smetta di far finta di ignorare un fenomeno sempre presente e in prevedibile crescita, e riconosca anche quel tipo di unioni, prevedendo uguali doveri e uguali diritti delle altre. Come si fa in un numero sempre crescente di Paesi nel mondo.

Per quanto mi riguarda, sarei anche disposto a lasciare alla Chiesa Cattolica il 'copyright' della parola matrimonio, sebbene non ce l'abbia: per soddisfarre quella sua foga assolutista di prendere possesso anche del linguaggio di tutti, dell'anima di una cultura e di una popolazione.
Chiamiamolo -che so- Pacs, Dico, Unioni Civili... "Ti sposi? No, mi 'unisco civilmente'..." a me va bene lo stesso.

Non posso essere del tutto sicuro che prima o poi queste riforme arriveranno anche qui, trenta-quaranta anni fa (le battaglie sull'aborto e sul divorzio) era un'altra epoca, oggi siamo tutti lobotomizati, cloroformizzati dalla tv e dall'informazione di massa che non informa ma è servile come raramente accade in paesi cosiddetti civili, è sempre più difficile far accettare al grosso della popolazione l'importanza per tutti e non solo per alcune 'categorie' di cittadini di queste battaglie di affermazione civile. Il che aprirebbe un altro discorso, sulla capacità di coinvolgimento delle lotte per la laicità, discorso che un giorno andrà pure affrontato.
Quindi, si dovrà certamente giungere a una pronuncia della solita Corte Europea per i Diritti dell'Uomo, unico baluardo di civiltà e unica possibilità che hanno i laici di questo povero Paese per tentare di ottenere giustizia. Prepariamoci al consueto viaggio in Europa, allora.

Nel frattempo, negli Usa Obama promulga una legge che obbliga gli ospedali a permettere ai pazienti di indicare, anche in una persona dello stesso sesso, il proprio partner, come persona con il diritto di visita e responsabile di prendere decisioni sulla sua salute...

------------------------------

Utile:
Rassegna stampa dal punto di vista prevalentemente laico sul cammino delle proposte di legge per il matrimonio omosessuale in Italia e nel mondo.

Sito dell'Associazione Certi Diritti, promotrice dei ricorsi delle coppie gay che sono arrivati -finora- alla Corte Costituzionale.

martedì 30 marzo 2010

La messa è finita?



La Destra non ci interessa, è troppo disgustosamente clericale: il disgusto viene anzitutto dall'ipocrisia nei comportamenti personali degli autorevoli esponenti del cosiddetto 'popolo delle libertà', per tacere della lega che adora il Dio Po: credenti e difensori della cristianità in pubblico, libertini, razzisti e disonesti nel privato; sul piano politico-sociale, invece, la Destra italiana continua a dimostrarsi consustanziale all'autorità vaticana, l'una si appoggia all'altra: dalla Chiesa la Destra politica trae potere sotto forma di spostamento di voti a proprio favore, dalla Destra politica la Chiesa ottiene di mantenere ed ampliare gli storici privilegi che tutti conosciamo.
Per questo la Destra non ci interessa.

La Sinistra invece si, almeno in teoria, perché è l'area politica che storicamente dovrebbe essere più vicina alle istanze dei laici e dei non credenti; ma la Sinistra italiana è malata da tempo immemorabile, ancora malconcia dopo la rovinosa caduta del muro di Berlino, non si è più ripresa. Tanto che in quelle occasioni -a livello nazionale- dove ha vinto, ha potuto farlo solo grazie all'appoggio dei cattolici non di destra, cosa che ha comportato di fatto la rinuncia a governare e che è stata il mortale abbraccio che l'ha finita del tutto. E' malata di narcisismo, la Sinistra politica, di protagonismo ed egoismo dei suoi leaders storici, ma anche di quelli locali, è senza progetto e identità, è tenuta insieme (quando riesce a stare insieme) solo dall'incombente presenza del mostro berlusconista.
Questa tornata elettorale ce ne ha dato l'ennesima conferma: nonostante l'oggettiva debolezza contingente del PDL, siccome non siamo in Francia dove se uno schieramento è debole l'altro sa come rafforzarsi ed approfittarne, l'astensionismo ha fatto del male soprattutto alla Sinistra; ma tuttavia qualche segnale, oltre a quello macroscopico (e prevedibile) dell'astensione di massa, lo si può cogliere. Dovrebbero coglierlo i vari leaders di cui sopra, se volessero.

Qui parlo soprattutto del Partito Democratico, ovviamente, visto che gli eredi veri e propri del vecchio PCI si sono suicidati da tempo per frammentazione ottusa e quelli del (pessimo) vecchio PSI sono diventati quasi tutti berlusconiani. Il PD cala (il riferimento è il risultato delle regionali di cinque anni fa) e si fa superare, sebbene di poco, dal PDL, ma subisce una rimonta spettacolare dell'Italia dei Valori, vera opposizione, oltranzista ma almeno non inciucista, e questo è un primo segnale. Poi c'é l'affermazione di Nichi Vendola in Puglia, dopo che era stato "ripudiato" dal PD: sbattuto fuori dalla porta è rientrato perentoriamente dalla finestra, con grande smacco per la direzione del PD, e infine la relativa sorpresa delle liste "Cinque stelle" di Beppe Grillo, populista pure lui ma almeno un pò più sveglio di quelli del loft romano, che ha sorpassato il PD a sinistra anche lui, sottraendo altri voti.

Quello più interessante per noi, però, è il segnale che viene dalla Regione Lazio.
Qui la candidata era davvero un'innovazione, visto lo staticismo degli apparati piddini (che infatti non avevano ancora scelto il loro candidato), ed era l'ottima Emma Bonino. Candidata radicale, fiera avversaria del clericalismo, persona percepita dall'elettorato -anche di sinistra- come onesta: non colpisce tanto la sua sconfitta di misura, perché viste le premesse poteva andare molto peggio, ma il dato che l'ha vista stracciare l'avversaria Renata Polverini (ormai ex segretaria del sindacato cattofascista UGL) nella città di Roma, che esprime la maggioranza numerica degli elettori laziali e che ospita nientemeno che il Vaticano! Parliamoci chiaro: al di là del fatto che io, se fossi l'attuale sindaco di Roma mi preoccuperei, la Bonino non ha perso tanto per il puntuale intervento a gamba tesa del clero romano, quanto per il can can mediatico del caso Marrazzo e soprattutto per la pessima gestione della sanità, già disastrata dalla precedente Giunta guidata da Storace, pozzo senza fondo e terreno fertile per il solito clientelelismo, con liste d'attesa lunghissime e costi spesso insostenibili. Ecco perché quel mezzo punto -circa- soltanto di distacco dalla Polverini e il dato eclatante ottenuto a Roma dovrebbero far riflettere Pierluigi Bersani: le ideologie sono morte e sepolte, per fortuna, la smettesse di chiamare "compagne e compagni" i suoi elettori e accettasse il fatto che a sinistra si vince opponendosi lealmente ma risolutamente, mostrando che tra il proprio partito e quello avversario delle differenze ci sono, combattendo la corruzione senza pensare che appartenga solo agli avversari, avendo un progetto politico chiaro fondato sui bisogni reali della gente, ma si vince anche parlando di laicità e di diritti civili senza paura e senza ipocrisie. A sinistra, dunque, la smettessero di andare a messa per fare passerella ed elemosinare qualche briciola cattolica, che tanto il grosso degli elettori cattolici vota il PDL, o comunque il centrodestra: basta vedere come l'UDC, partito cattolico oltranzista, ha avuto più voti dove si era è alleato col PDL che col PD. Per fortuna Casini toglierà almeno questa castagna dal fuoco di Bersani tornando, alle prossime politiche, all'ovile berlusconiano.
Ecco perché occorrerebbe iniziare subito a parlare di laicità e diritti civili senza inseguire l'avversario sul terreno del clericalismo.

Ebbene, mi domando: lo capiranno tutto questo, nel famoso loft romano?
Sono pessimista, e non lo credo, per questo quello che penso è che il PD vada chiuso definitivamente. Ha fallito, e ha fallito in verità ancora prima di nascere, con quel parto travagliato di ben dieci anni. Bersani abbia almeno questo coraggio, sciolga il partito, si porti i vecchi carciofi ex/post/neo comunisti all'ospizio e lasci spazio ad altri, a un progetto nuovo, magari di impronta liberaldemocratica europea, aria fresca, che sia in grado di convincere quella metà (e più) di elettori italiani a tornare a votare, o ad andare a votare senza la molletta sul naso.

giovedì 18 marzo 2010

Libera eversione in libero Stato



L'altro giorno stavo vedendo una puntata de Le Storie, programma quotidiano dell'ottimo Corrado Augias su rai tre; l'ospite era Isaia Sales, che presentava il suo libro "I preti e i mafiosi", nel quale racconta i rapporti di contiguità -non dichiarati ma fattivi- che ci sono tra le mafie e la Chiesa del sud Italia: sappiamo bene che le gerarchie vaticane non mettono altrettanta foga e determinazione nel combattere e condannare pubblicamente le mafie di quanta ne usano nelle loro quotidiane esibizioni di sessuofobia, lasciando praticamente da sole alcune chiese locali e pochi cosiddetti 'preti di frontiera' a una estenuante lotta contro la mentalità mafiosa dilagante, prima ancora che contro le mafie in sè. Durante la trasmissione è stata letta una mail di un ascoltatore che si chiedeva -e chiedeva all'ospite- se la causa o una delle cause di questa "rilassatezza" nei confronti dei boss, assassini e strozzini si, ma tanto devoti e pure ostentatamente, fosse da ascrivere a ragioni storiche che risalirebbero addirittura alla unità d'Italia: la tesi, interessante, è che la Chiesa in fondo non ha mai accettato la costituzione dello stato unitario (1861), che in fondo tutt'ora non ne riconosca l'esistenza con sufficiente convinzione, al di là delle dichiarazioni formali e ufficiali, e che questo la accomuni alle mafie: entrambi i poteri -Chiesa e mafie- infatti, hanno la loro struttura e le loro regole e rifiutano di sottoporle all'autorità dello Stato italiano, seppure per motivi diversi.

Se per le mafie questo è lampante, per la Chiesa lo è un pò meno.

La domanda che dovremmo porci, e che poi è la 'ragione sociale' e il 'sottotitolo' di questo blog, è: qual'é il rapporto tra religione e democrazia? Le due cose sono compatibili?

Ovviamente oggi la Chiesa nel suo complesso non è, giuridicamente parlando, un'associazione criminale come lo sono le mafie (sebbene se riprendessero alcuni comportamenti e usanze di un passato nemmeno troppo lontano e li riproponessero oggi, allora lo sarebbe in tutto e per tutto, e sebbene non pochi episodi ancor più recenti che vedono il Vaticano come protagonista sono a dir poco oscuri...), tuttavia se si indagasse a fondo si troverebbero facilmente non poche dichiarazioni e atteggiamenti che non esito a definire di tendenza eversiva/sovversiva, con le relative istigazioni verso i suoi fedeli -e non- a fare altrettanto.
Esempio: se il cardinal Caffarra in una pubblica occasione afferma che "le leggi ingiuste non vanno rispettate", ove l'ingiustizia che paventa ovviamente è del tutto relativa alla sua religione, egli commette una istigazione alla sovversione, o quantomeno a delinquere; se il papa in persona afferma, altrettanto ufficialmente, che la legge di un dio deve venire prima di quelle dello Stato, uno Stato laico legittimamente costituito, fa la stessa cosa. Il tutto si aggrava poi se questa istigazione viene porta con forza non solo ai singoli cittadini (ogni persona, prima ancora che credente o non credente, è un Cittadino, bisogna ricordarlo) ma ai politici italiani, cioè di uno Stato che per il Vaticano -sede del pontefice e della Chiesa universale- è straniero: le continue esortazioni a quei politici che si dichiarano credenti cattolici, al di là della loro coerenza (cosa che meriterebbe un lungo discorso a parte), a mettere la loro fede, ovvero la dottrina della Chiesa cattolica, al primo posto ancora prima che la fedeltà alla Repubblica, è la summa della qualità di tendenza eversiva della religione che la Chiesa di Roma pretende di rappresentare.

Allora si dovrebbe ricordare ogni giorno ai suddetti politici che essi per prendersi la poltrona, lo stipendio pagato coi soldi dei contribuenti e i relativi 'benefits', hanno giurato (spergiuri!) al Quirinale, nelle mani del Presidente della Repubblica Italiana sulla sua Costituzione, e non in Vaticano, davanti al Papa e sulla Bibbia! Che se tanto bramano di servire un dio invece che il popolo italiano tutto, possono benissimo andare a far carriera politica nella Città del Vaticano. Che però è una monarchia teocratica che non offre spazio per alcun esercizio di democrazia, e allora si capisce perché cerchino di imporsi qui.

Questo è spiegabile con la natura assolutista propria della religione, assolutismo che conosciamo bene, ma se è spiegabile tuttavia non è accettabile: chi facesse affermazioni simili a quelle di cui sopra, o anteponesse ad esempio con omissioni concrete la propria fede al servizio pubblico dei cittadini -tutti, uguali per definizione costituzionale- come nel caso dei farmacisti che fanno obiezione di coscienza e si rifiutano di vendere la pillola del giorno dopo , in realtà andrebbe denunciato; e se, per loro fortuna, essi possono rifugiarsi nel comodo nascondiglio dell'esercizio di opinioni visto che il reato di opinione di fatto è stato abolito come tale, almeno simili atteggiamenti vanno stigmatizzati con forza e pubblicamente, sia che provengano dai papaveri della cei sia che si scoprano nel nostro quotidiano.