giovedì 26 luglio 2012
La vita e la natura secondo Alemanno
giovedì 17 novembre 2011
Il papa rosso
giovedì 29 settembre 2011
Non aprite quel Cortile!

venerdì 22 luglio 2011
Oslo, mondo


Arrivano le prime rivendicazioni, alcune parlano dell'impegno norvegese in Libia e Afghanistan, altre delle vignette su Maometto pubblicate da un giornale cristiano. Una guerra tra bande, di dèi feroci e assassini quanto permalosi, che corrodono come un acido le società in cui si insinuano.
giovedì 16 dicembre 2010
Italia, i cattolici alle grandi manovre

Il 314 a 311 alla Camera, comunque sia arrivato, non è stato solo la vittoria di Berlusconi e del berlusconismo, ma anche quella del cattolicismo militante, che nel Cavaliere trova un alleato estremamente duttile e disponibile, perché estremamente bisognoso del consenso elettorale che la Chiesa riesce ancora a spostare; non ci deve più sorprendere che il grosso del mondo cattolico riesca a passare tranquillamente sopra alle nottate del bunga bunga, all'aborto della ex moglie del Presidente del Consiglio (al secondo divorzio, per la cronaca) e ad altre allegre trasgressioni alla morale ufficiale della religione, che l'impoverimento della società cresce in misura esponenziale (ma calcoliamo che la povertà è uno dei più grandi bacini 'elettorali' della religione...) perché qui -in Italia e in Vaticano- si parla di politica e non di religione e di morale.
Dunque, vediamo cosa è accaduto nelle ultime ora: anzitutto il cardinal Bertone che incontra Berlusconi alla vigilia del passaggio parlamentare del Governo e in subito prima dell'ennesimo finanziamento a pioggia dello Stato alla Chiesa ottenuta col dirottamento di una valanga di soldi pubblici presi dall'ottox1000 destinato allo Stato verso quest'ultima, merce di scambio sempre di notevole valore; ora, passata la Fiducia, stiamo assistendo alla seconda fase, cioé alla corte frenetica fatta dal Governo ai 'cattolici' in parlamento con l'annunciata creazione di un "gruppo per la vita" forse esterno al Pdl ma comunque nella sua orbita, utile a strappare ai partiti dell'opposizione -incluso in nuovo Polo per la Nazione che vede tra le sue fila il partito cattolico per eccellenza, l'Udc di Casini- quanti più parlamentari possibili sensibili al tema, a cominciare (si dice) dall'ineffabile Binetti. La posta in gioco, o meglio, la merce di scambio è la solita, secondo alcuni osservatori: la legge sul fine vita, invasione dei consultori pubblici da parte delle associazioni pro-vita, ulteriore sostegno del Governo al ricorso contro la sentenza di Strasburgo sul crocefisso, in dirittura d'arrivo, ostacolo all'ora alternativa a quella di religione e così via. Si prospetterebbe dunque una accelerazione dell'attività di Governo verso i temi ancora sul piatto che stanno cari ai cattolici.
In sostanza: la crisi oggettiva del berlusconismo (prima che risorga per l'ennesima volta) e della politica in generale ha fatto gioco un'altra volta anche alla causa dei cattolici, che sempre più si avvicinano al ritorno alla teocrazia moderna, quella rassicurante esercitata 'per interposte istituzioni finto-laiche'.
Vedremo nei prossimi giorni, dopodiché si potrà dire, come diceva Antonio de Curtis: è la somma che fa il totale.
mercoledì 24 novembre 2010
Andremo mai in Pacs?

A fine ottobre, l'Italia dei Valori ha lanciato una sorta di offensiva sui diritti civili, che è anche una sfida agli alleati presenti del PD, a probabili alleati futuri come l'UdC e quella parte dello stesso PD (così come dell'IdV, ammette Antonio di Pietro) che "non è ancora matura" per affrontare certi temi. Tra le proposte, il partito dell'ex magistrato di mani pulite riesuma anche quella su una legge contro l'omofobia e sui Pacs, non solo per coppie eterosessuali, che si era già tentato di affrontare nella scorsa legislatura, ma invece non contempla quella sull'adozione alle coppie omosessuali.
Mentre Mara Carfagna, Ministro delle Pari Opportunità, annuncia le sue dimissioni ufficialmente per contrasti interni al partito, dimissioni che in ogni caso sono quantomai opportune visto che la ex show girl è uno dei ministri più inutili e inconcludenti di questo governo, Di Pietro spiega che questo è il momento giusto per questa proposta (presentata con una conferenza stampa alla Camera pochi giorni fa), "perché, appena si supererà l’ipocrisia berlusconiana sul concetto di famiglia, le forze politiche che chiederanno agli elettori di dar loro fiducia dovranno presentare un programma serio e concreto", e "lo diciamo ora perché serva a non cadere nel solito equivoco post-elettorale, quando le forze politiche si alleano senza mettersi d’accordo prima sulle cose da realizzare per il Paese e poi, dopo il voto, si ritrovano a litigare sui temi cruciali". Resta il dubbio che avanzare una proposta del genere quando siamo di fatto in campagna elettorale potrebbe invece spingere i partiti in perenne caccia del voto cattolico a prendere un impegno solenne in senso contrario alla proposta sui Pacs, ma vedremo a conti fatti chi avrà avuto ragione.
Se finora alcune istituzioni locali hanno cercato di supplire a questa mancanza con l'istituzione di registri dei conviventi presso comuni e municipi, continua a prevalere quell'atteggiamento di coloro i quali si nascondono dietro l'assenza di una legge unica (nonostante le non poche sentenze sia europee che nazionali, l'ultima delle quali viene dalla Corte Costituzionale nell'aprile scorso, che spingono in tal senso) per evitare di varare iniziative che pure dovrebbero essere anche di loro competenza, in qualità di amministratori di una platea eterogenea di cittadini, non tutti 'sdraiati' sulla morale cattolica. Dunque, vedremo che fine farà anche questa proposta di legge; ma ci sembra fin d'ora di assistere al trailer di un film già visto.
giovedì 16 settembre 2010
XX settembre, nostalgia canaglia

L'anno prossimo saranno festeggiati in pompa magna (Lega permettendo) i 150 anni dell'unità d'Italia, ma il XX settembre di quest'anno saranno 140 anni dal compimento effettivo e definitivo dell'unità della nazione, con la liberazione di Roma dal giogo del potere temporale dei papi e il trasferimento della Capitale da Firenze (realizzato l'anno successivo). Salvo gli 'aggiustamenti' che furono conseguenza dell'ultimo dopoguerra, la fisionomia del Paese da quel momento non cambierà più.
Dunque, ci sono poche speranze che la proposta di ripristino della festività (che invece dovrebbe essere sostenuta con forza e convinzione da tutti i laici italiani) venga accolta: come appena accennato, sappiamo infatti che stavolta -scrive sempre La Repubblica- l'agenda delle celebrazioni viene decisa dal sindaco di Roma, l'ex/post/neo fascista Gianni Alemanno, insieme coi vertici del Vaticano (nella persona del cardinal Bertone) e nientemeno che del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, ovvero della massima autorità dello Stato, che proprio questo Stato, la sua Costituzione e la sua identità laica dovrebbe difendere, piuttosto che tradire e svendere in nome di un presunto 'rispetto' delle posizioni della Chiesa, ancora una volta messa davanti alla Storia.
Ci sono quindi ottime possibilità di dover assistere, nei prossimi giorni, al pietoso spettacolo di una nuova celebrazione revisionista della nostra storia, un nuovo colpo di spugna sulla lavagna della nostra coscienza collettiva, un nuovo tassello della strategia di cancellazione della memoria storica di questo Paese, per far contente le sempre più palesi nostalgie teocratiche vaticane e in ossequio all'idea che un popolo ignorante si può controllare meglio.
mercoledì 1 settembre 2010
Non è successo niente
E via al consueto teatrino che tutti dicono di voler scansare come la peste ma nel quale poi tutti immancabilmente hanno una parte: dimissioni si, dimissioni no, ti caccio, non ti caccio, c'é ancora la maggioranza e vado avanti, anzi non c'é più e allora la parola alla volontà popolare (della quale normalmente se ne sbattono, visto che a ogni elezione pretendono dal 'popolo' solo che ratifichi le decisioni già prese nelle loro ville piene di soldi e puttane). Dall'altra parte resuscitano gli zombie: ricicciano Veltroni e persino Prodi. Il nuovo che avanza.
Siamo stati qui tutta l'estate, dicevo, a squagliarci al sole, senza che nessuno di quelli ai quali paghiamo lo stipendio (non è qualunquismo, è un dato di fatto) si fosse occupato seriamente del fatto che forse a settembre non troveremo più il nostro posto di lavoro, se ce l'avevamo, o del fatto che per molte famiglie monoreddito la fine del mese ormai è più vicina all'inizio del mese che alla fine; cosette così, insomma, perché noi non abbiamo problemi seri come i loro, che non riescono a soddisfarre tutte le aspiranti veline che bramano uno strapuntino nel grande salotto del potere.
E quale repubblica sarebbe, questa? La seconda? Ma per favore!
Tranquilli, dicevo, non è successo niente.
Così è toccato al dittatore di turno e in pieno recupero agostano smuovere un pò le acque, in un clima da fine impero di uno squallore desolante.
Gheddafi e le sue 'amazzoni', la sua tenda e persino i suoi cavalli berberi, un festival kitsch e cafone come poche volte s'era visto in occasione di una visita di Stato. I dittatori cafoni -chissà perché- qui sono sempre i benvenuti.
Tra conversioni miracolose di avvenenti ragazze (pagate per far presenza e coreografia) e sbaciucchiamenti e pacche sulle spalle col dittatorucolo nostrano, la sparata ad effetto: "l'islam sia la religione di tutta Europa. Augh, ho detto". E subito dopo ha chiesto una valanga di soldi dietro minaccia di favorire l'invasione continentale da parte di un esercito di migranti, un fantasma evocato da Gheddafi probabilmente anzitutto per battere cassa alla UE: una vera estorsione, non c'é che dire. Il tutto ha trovato adeguata risposta dall'Europa (non certo dall'Italia, che al dittatore libico si limita a fare da spalla).
Prima reazione, istintiva e sbrigativa: ci mancherebbe solo questo!
Poi però leggi, valuti, pesi e soppesi le reazioni, subito arrivate dai saltimbanchi dei palazzi: tutto nella norma, direi, le sparate leghiste, i malumori delle lobbies cattoliche... infine ti imbatti -rullo di tamburi- anche in quella dello stato vaticano, per bocca del segretario di Propaganda Fide, l’arcivescovo guineano Robert Sarah.
E qui c'é da fermarsi a pensare.
Per cominciare, notare come il monsignor consideri la sortita gheddafiana "una mancanza di delicatezza verso il santopadre", come se quest'ultimo fosse il sovrano e padrone esclusivo del continente intero; ma questa sparata merita attenzione per un altro motivo: perché contiene una (riproposta) dichiarazione programmatica e una (riproposta) dichiarazione di guerra.
Parto da quest'ultima, evidenziata (anche se non è nemmeno tanto originale) dalla frase:
Non mi stancherò mai di ripeterlo: è per questo che serve urgentemente un'Europa -e un'Italia- laica, equidistante da religioni e ideologie, libera da quel tipo di condizionamenti, con istituzioni forti, il più possibile impermeabili alle pressioni lobbistiche religiose, garanti dell'uguaglianza e della libertà dei singoli cittadini. Paradossalmente, nell'interesse stesso delle religioni e ideologie (ed è per questo che la battaglia per la laicità -laicismo, per loro- dovrebbe esser fatta propria anche dai credenti, almeno quelli 'ragionevoli'), che in uno spazio libero potrebbero seguitare ad esistere senza il rischio che una sola possa prevalere sulle altre. Non certo nell'interesse di chi non crede e vorrebbe restare un cittadino con la propria libertà intatta, e vede il rischio insito nella spinta di chi -all'opposto di chi persegue l'alleanza tra assolutismi- crede di potersi difendere da un estremismo usando un altro estremismo, ancorché di tipo diverso, fino all'inevitabile scontro o -nella migliore delle ipotesi- soppressione dei propri diritti civili nel nome di un patto o di una guerra tra déi crudeli e perversi.
Ci stiamo cacciando tra due fuochi: è un rischio reale, e va affrontato e scongiurato finché siamo in tempo.
Ma invece nel Paese dei balocchi pare -come sempre- che nessuno se ne accorga. Tranquilli, non è successo niente.
martedì 27 luglio 2010
La Bottiglia Ratzinger
Si narra che nel 1910, in occasione del passaggio della cometa di Halley si scatenò ovunque una isteria collettiva legata alla -falsa- informazione che la coda della cometa, che si credeva composta di gas venefici, avrebbe intersecato l'orbita terrestre proprio nel momento in cui vi transitava il nostro pianeta, causandovi la scomparsa di ogni forma di vita. Come sempre accade quando qualcuno porta avanti tesi catastrofiste come questa, ad esempio ad ogni passaggio di millennio e attualmente nell'attesa del 2012 con la presunta predizione del calendario Maya sulla fine del mondo, tra quelli che ci cascano c'é chi la prende con filosofia e aspetta più o meno serenamente l'ultimo giorno, chi si prepara spiritualmente e poi c'é chi invece ne approfitta, da bravo avvoltoio senza scrupoli. Esattamente un secolo fa, tra gli altri, si distinse la Michelin, che fece pubblicità alla sua 'bottiglia d'aria pura' (vedi immagine sopra, presa dalla rivista Coelum Astronomia), e solo chi ce l'aveva -questa era la tesi- potendo 'respirare a piacere', sarebbe sopravvissuto scampando ai 'miasmi pestiferi' della cometa.
Come i sacerdoti di qualunque religione e ideologia del passato, mentre il loro atteggiamento di facciata è quello di fornire -soli al mondo- speranza e salvezza alle anime, la realtà nascosta è il continuo arricchimento che trae grande giovamento dal catastrofismo di cui sopra.
lunedì 12 luglio 2010
Manicomio Italia
La Corte Europea per i Diritti dell'Uomo ha cominciato ad esaminare il ricorso del Governo italiano, sostenuto dalle democrazie più 'liberali ed evolute' d'Europa, ci vorranno alcune settimane di lavoro e poi si giungerà a una conclusione; sappiamo già che se anche la sentenza di fine 2009 sarà confermata non sarà comunque rispettata: infatti, mentre il papa-piazzista cerca di 'venderlo' alle istituzioni più disparate e almeno teoricamente incompatibili con la spiritualità (ma il denaro non era lo "sterco del diavolo"?), il crocefisso viene difeso e sostenuto da sempre più improbabili personaggi e associazioni tirate su dal nulla: la massoneria, la Lega Nord con tutte le sue incongruenze del passato e del presente (i riti celtici del 'dio Po', l'istigazione ad affondare i barconi dei migranti, le sceneggiate razziste tipo i guanti di gomma per salire sugli autobus utilizzati anche dagli immigrati), di fronte alle quali nessun gerarca vaticaliano si è prontamente prodotto in alcuna condanna almeno quanto si è prodotto in elogi circa la paradossale "difesa dei valori cristiani" fatta di recente dai leghisti stessi, e poi laicisti a corrente alternata come il Presidente della Camera Gianfranco Fini, eccetera. Mentre lo stesso crocefisso continua ad essere imposto ovunque e comunque con frenetico istinto bestiale di demarcazione del territorio.
Quanto spreco di risorse e di intelletto: l'unica cosa di buon senso e vicina alla verità, non dico "illuminata" ma almeno furba che le gerarchie cattoliche potevano fare era dire una cosa come: "anche se la staccherete dal muro la croce resterà nel cuore di chi le è fedele" e fermarsi lì. E avrebbero vinto subito.
Ma non l'hanno detto.
Nel frattempo a casa del maggiordomo-capo del Padrone (lussuosa casa concessa al bisognoso con cristiana carità da Propaganda Fide) si cena allegramente, tra personaggi che non dovrebbero nemmeno incontrarsi per caso per la strada, superando il rito della crostata di partitocratica memoria: alla tavolata eversiva (che io sappia gli assetti del potere esecutivo e legislativo si decidono nelle sedi istituzionali in totale trasparenza e coinvolgendo gli elettori, non di nascosto come, appunto, la massoneria) partecipa anche un rappresentante di uno Stato straniero, il solito: pare che l'unto dal signore in persona abbia chiesto aiuto al segretario di Stato (Vaticano) Tarcisio Bertone affinché il posto dello scaricando Fini e dei suoi fedelissimi venga preso dal partito talebano-cattolico pluri inquisito del concubino Pierferdy Casini. Che si facciano manovre di bassa cucina per modificare le maggioranze in Parlamento a seconda delle convenienze, alla faccia degli elettori, è -come dicevo sopra- una squallida consuetudine che purtroppo non indigna più nessuno, ma che partecipi pure un cardinale e così sfacciatamente non fa altro che chiudere il cerchio, alla faccia di chi dice che la Chiesa non interferisce nella politica italiana.
In tutto questo, nel manicomio Italia, si profila all'orizzonte persino una loggia massonica segreta tutta nuova, aggiornata e potenziata: la P3. Attendiamo fiduciosi che venga fuori una nuova lista degli affiliati, per contare quanti esponenti del clero ne fanno parte.
mercoledì 23 giugno 2010
Secessione!

Oggi mi gira di provocare.
E' un po' di mesi che non riesco a guardare la televisione, tutto quel puttanaio di regime, quei pollai fatti per instupidire chi li guarda, e quella mezza specie di presa in giro che chiamano 'giornalismo', maggiordomi e camerieri (tolte le eccezioni, ovviamente, e con tutto il rispetto per queste professioni) che prendono lo stipendio direttamente dalla politica o dalle lobbies per dirci che tutto va bene, e se qualcosa va male è colpa di qualcun altro, nel perfetto stile dei notiziari dell'Istituto Luce durante il ventennio fascista.
Proprio la congrega dei maggiordomi ci dice che stiamo per festeggiare in pompa magna (o quasi: chiedasi a Bossi & c.) i 150 anni dell'unità d'Italia; sulla parola "unità" già si scaldano gli animi e si accendono dibattiti, perché pare che non si sia tutti d'accordo, non tanto sull'avvenuta unificazione politica degli ex stati italici in uno solo, quanto sull'opportunità che questo accadesse, cioé se sia stato un bene oppure no. Addirittura, si mette in dubbio che l'Italia sia tutt'ora effettivamente unita, come un solo popolo, una sola cultura e obiettivi comuni.
Su questo avere dei dubbi è più che lecito. Io la penso così: l'Italia non è unita, non è un solo popolo. Non è un popolo.
Al nord, al di là delle buffonate leghiste delle marmotte coi fucili tra le valli bergamasche, delle ampolle con l'acqua del dio Po e dei riti celtici, c'é una disaffezione sempre più netta verso lo Stato centrale ('Roma ladrona', direbbe qualcuno mentre si intasca i soldi degli italiani del nord, del centro e del sud), disaffezione che si manifesta vuoi carnevalescamente con 'il Trota' e tutta la sua coreografia di fazzoletti verdi e soli delle Alpi, vuoi invece in maniera assai più seria e credibile, con i sempre più frequenti sondaggi nelle regioni più ricche, che dicono che interi territori vorrebbero staccarsi dall'Italia: il Sud Tirolo, che noi chiamiamo Alto Adige, all'italiana, vorrebbe tanto essere austriaco (e in effetti lo è), mentre dall'altra parte apprendiamo che Como, Varese e tutta la Valle d'Aosta vorrebbero essere annesse alla Svizzera. I motivi sono lampanti, manco a parlarne.
Quindi: dov'é l'Italia? Non c'é.
Allora, mi chiedo: a noi sta a cuore la laicità, ma anche la democrazia, quella bella utopia che ogni tanto si realizza altrove, interessano i diritti civili, le libertà individuali, la giustizia sociale. Ma anche se si parlasse 'solo' di laicità, noi che condividiamo questa aspirazione, vista la gran confusione che regna, perché non approfittarne e fare una bella secessione pure noi?
Che ne so, troviamo un territorio anche piccolo, una regione abbandonata lungo lo stivale, ovunque sia, e fondiamo uno Stato democratico, dove siano banditi gli assolutismi di ogni genere, ovvero le religioni e le ideologie politiche, e il faro per costituire una nuova società siano le libertà individuali e la giustizia sociale, che non si senta unita solo durante i mondiali di calcio e che magari non finisca come la Repubblica Romana.
Si può fare?
Fatemi sapere, prima che mi sveglio.
giovedì 27 maggio 2010
Volenti o nolenti (sottotitolo: tanti Auguri)

L'àugure (dal latino augur, all'accusativo augurem) era un sacerdote dell'antica Roma che aveva il compito di interpretare la volontà degli dèi. Questa figura era tuttavia già nota alla cultura etrusca, come dimostra la Tomba degli auguri a Tarquinia. Nel periodo arcaico c'erano due tipi di augure principalmente gli auguria privata sulla cui base si prendevano alcune decisioni all'interno della famiglia e gli auguria publica per quanto riguarda l'ambito pubblico. Esistevano più auguri di questo ultimo tipo, che costituivano un collegium (tre auguri, che divennero 15 da Silla in poi) che veniva consultato dal magistrato prima di ogni importante atto pubblico. Dalla nascita della Repubblica (509 a.C.) e fino alla fine del IV secolo a.C. solo i patrizi poterono far parte di questo collegio, mentre dal 300 a.C. vi ebbero accesso anche i plebei.
Il compito degli auguri era di trarre auspicia dall'osservazione del volo, del comportamento e del verso degli uccelli e di capire se gli dèi approvavano o no l'agire umano sia nell'ambito pubblico sia in quello privato, sia in pace sia in guerra. Erano inoltre specializzati nello studio delle viscere degli animali sacrificali e in quello delle condizioni atmosferiche, come la caduta dei fulmini. L'augure non doveva predire quale fosse la cosa migliore da fare, ma solo se un qualcosa su cui si era già deciso incontrasse o meno l'approvazione divina. L'arte degli auguri era chiamata "augùrio" o "auspìcio".
In attesa della sentenza definitiva della Corte di Strasburgo sul crocifisso, osserviamo con interesse come in alcuni Paesi, primo fra tutti ovviamente il nostro, si registri un deciso aumento dell'attività dei cattolicisti con il non dichiarato ma evidente obiettivo di imporre la religione cattolica a chiunque e ovunque possibile. Si ascoltano interventi di ogni tipo provenienti da tutti i livelli della lobby vaticaliana: da Bagnasco che è tornato recentemente proprio alla questione del crocefisso (con controcanto di stile vagamente mafioso del Presidente del Senato), ai ministri-camerieri più realisti del re -il papa-re, beninteso- che si affrettano a precedere ogni desiderio prima ancora che venga desiderato dal reame pontificio, per esempio il Ministro della Pubblica (d)Istruzione Mariastella Gelmini, sposatasi incinta e quindi formalmente nel peccato (fino al matrimonio riparatore) ma tanto devota, che non paga di aver ottenuto che l'insegnamento della religione cattolica faccia media coi voti delle altre materie, non paga di ostacolare in tutti i modi l'ora alternativa creando di fatto una discriminazione nei confronti di quegli studenti che non vogliono avvalersi di tale 'insegnamento' e creando di fatto una situazione anticostituzionale, adesso vorrebbe procedere all'inserimento dello studio della Bibbia ('appaltato' a una associazione cattolica come Biblia) nei programmi nientemeno che di italiano. Mi domando se oltretevere avrebbero mai sperato tanto.
Le statistiche dicono chiaramente che le nuove generazioni si allontanano sempre di più dalla religione, la secolarizzazione avanza e con lei un sano sentimento di diffidenza verso la Chiesa e la religione, agevolato ovviamente dalla piaga dei religiosi pedofili, tutto ciò mette evidentemente a rischio l'egemonia culturale e politica della chiesa cattolica e della sua dottrina e tradizione in un Paese dove si va alla televisione pubblica che dedica un intero canale al Vaticano fino al quiz serale di Gerry Scotti dove c'é sempre (dico: sempre) la domanda di religione; la secolarizzazione avanza, dicevamo, e allora oltretevere ci si ingegna come si può per sopravvivere.
Su scala continentale, si è tanto parlato delle "radici europee", non menzionate finora nella nascenda Costituzione "per colpa dei fanatici laicisti" (in un europarlamento a maggioranza Popolare?), che secondo molti di lorsignori sarebbero esclusivamente giudaico-cristiane.
L'Europa in realtà ha una moltitudine di radici, dapprima animiste, poi il paganesimo dell'era classica, il cui eco ancora sopravvive nella nostra cultura in una moltitudine di forme (ricordiamocelo ogni volta che ci scambiamo gli 'auguri', vedi introduzione all'articolo), poi la cultura giuridica greco-romana, sotto la quale si è realizzata la prima effettiva unità politica continentale, solo dopo è arrivato il cristianesimo -imposto con la violenza e poi per decreto appena 1700 anni fa- ma c'é stata anche la riforma protestante, c'é stato l'Islam, e infine l'Illuminismo e il pensiero laico.
Perché, quindi, si dovrebbero citare solo le radici cristiane? Un grande albero per restare saldo ha bisogno di molte radici, non di una sola, la botanica ce lo insegna.
Un giorno potrebbe accadere che la religione di maggioranza non sia più la 'nostra', e non vorrei che quel giorno dovremo rimpiangere di non aver mai costruito uno Stato -nazionale e continentale- veramente laico e neutrale: un bell'esempio è la recente notizia della pronuncia del tribunale civile del Kenya che ha dichiarato illegali i tribunali islamici ribadendo la laicità dello Stato; guarda caso, le chiese cristiane sono d'accordo.
Siamo quindi in presenza di un ideologismo assolutista; ben assecondato da una classe politica appoggiata da minoranze nostalgiche sempre più lontana dal popolo, smarrita dentro il palazzo fortificato, con tutti che guardano alla convenienza del momento e non ricordano i drammi che l'imposizione di una ideologia unica ha sempre causato. Per questo è importante vigilare e cogliere tutti i segnali di questo tentativo di restaurazione che se si compirà, sarà sulla nostra pelle.
martedì 4 maggio 2010
Del 'coraggio'
Sono esterrefatto nel constatare quanti scudi si levano in difesa della Chiesa Cattolica, e quanti cori di lode vengono intonati in favore del suo Papa a riguardo delle tristi vicende legate ai preti, ex preti ora vescovi, e persino suore pedofile. Non ho molto da aggiungere ai fiumi di inchiostro che già scorrono da alcuni anni sull'argomento, e che -peraltro- molto prima che qui in Italia hanno cominciato a scorrere all'estero, dove evidentemente c'é meno soggezione di fronte alla Chiesa oppure un maggior grado di libertà dei media; o tutte e due le cose. Ma mi domando quanto ne sappiano tutte queste persone, tutti questi improvvisati e improbabili avvocati del pontefice, di uno dei più grandi scandali della storia del genere umano, quello sulla pedofilia dei religiosi, rappresentanti della più grande istituzione moralista (in tutti i sensi) mai apparsa sulla faccia della Terra, e quindi non semplicemente colpevoli come i tanti -ahimé- pedofili 'secolari' a spasso per il mondo, ma due volte colpevoli, proprio in virtù della divisa che portano e di ciò che essa rappresenta. Crimini che non sono solamente da ricondurre a episodi lontani nel tempo, ma che continuano a trovare terreno fertile negli ambienti ecclesiali (questa è solo la notizia più recente), e che quindi non devono essere più nè taciuti nè sottovalutati.
In attesa che qualcuno delle alte gerarchie, vaticane e italiane, si degni di spendere una parola in favore delle vittime e delle loro famiglie, mi domando: oltre a una reazione forse ora finalmente adeguata ma decisamente tardiva (e, per questo, sospetta e non credibile), avrà mai questo coraggio, il signor Ratzinger?
mercoledì 21 aprile 2010
Viaggio in Europa

Dopo la presa di posizione della Corte Costituzionale che ha rigettato i ricorsi presentati da tre coppie omosessuali e dalle associazioni che le assistevano sulla possibilità che anche le coppie dello stesso sesso possano contrarre un matrimonio, presa di posizione che in realtà non lo è affatto visto che si è preferito rimandare la questione alle competenze del Parlamento (lo stesso che si rifiuta sistematicamente di legiferare in materia) pur senza bocciare del tutto la questione di principio, e dopo le esternazioni più o meno colorite dei 'difensori della famiglia tradizionale', vorrei provare a spiegare perché sarebbe giusto che questa cosa si faccia, offrendo una prospettiva diversa, potenzialmente risolutiva ma finora -mi pare- poco considerata per inquadrare il problema, e che dovrebbe essere prevalente e sostituire ogni presa di posizione ideologica o dogmatica. In realtà non solo su questo ma anche su altri temi cosiddetti 'etici'.
Parlando degli articoli della nostra Costituzione sui quali si basavano i ricorsi, c'é anzitutto da rilevare che i suddetti 'difensori' brillano per incoerenza e doppiopesismo: sono gli stessi che travisano -in perfetta malafede- lo spirito della Carta Costituzionale quando si tratta di difendere i loro privilegi e quelli della loro Chiesa (ad esempio sulla laicità del sistema scolastico, vedi ora di religione praticamente obbligatoria, e sui finanziamenti alla CCAR tramite il meccanismo truffaldino dell'otto per mille e altre fantasiose vie) salvo poi abbracciarne integralmente il senso letterale quando invece così fa comodo; e aggrappandosi poi anche all'etimo della parola "matrimonio". Cosa che in ultima analisi costituisce l'unico loro argomento, sia pure assai debole, che potrebbe avere una certa consistenza, ed è una fortuna per loro, perché dietro all'etimologia (che pure non è universale ma ovviamente cambia al cambiare delle culture e delle lingue) hanno la possibilità di nascondere la loro intolleranza nei confronti delle persone glbt.
Altri argomenti non ne hanno: dire ad esempio che la famiglia eterosessuale è "discriminata" è un'altra prova di falsità, puzza di ipocrisia lontano un km, perché il metro di paragone su cui si misura la discriminazione di tutte le altre categorie sociali, in questo Paese, è proprio la famiglia eterosessuale fondata sul matrimonio cristiano, quello è il nucleo fondante della nostra società (pare persino banale ricordarlo) ed è il riferimento, e tutto ciò che è 'altro' sta uno o più gradini al di sotto; dire invece che le politiche per la famiglia sono insufficienti, dire che possono e devono migliorare è un altro discorso, ed è in parte vero. Ma in questo caso i cattolicisti se la devono prendere coi politicanti che mandano regolarmente in Parlamento, non con il 'relativismo etico' o con chi chiede un minimo di equità civile (pari doveri = pari diritti) tra cittadini.
Ma stavolta lasciamo da parte queste ed altre dispute, che hanno fin troppo del già sentito.
Quello che c'é da dire (e che troppo poco si dice) è che tutti noi, prima ancora che omosessuali o eterosessuali, prima che credenti o non credenti, siamo Cittadini, paghiamo tutti le tasse e tutti egualmente contribuiamo al progresso della Nazione e al benessere collettivo, i servizi che lo stato sociale offre sono pagati col lavoro e coi soldi di tutti, nessuno escluso (ovviamente al netto dell'evasione fiscale). Inutile stare a replicare alle obiezioni sull'etica, sulla tradizione o sulla "natura" (concetto quantomai vago che serve solo a giustificare tante discriminazioni pur non avendo alcuna base nè scientifica nè statistica degna di rilievo), bisogna battere sul chiodo delle responsabilità civili dei singoli cittadini, come accennato più sopra: se è giusto che tutti abbiano eguali doveri è altrettanto giusto che tutti abbiano eguali diritti, che ci sia effettiva parità tra tutti i cittadini, e non un ipocrita doppiopesismo che oggi danneggia una categoria sociale, ma domani potrebbe farlo con un'altra che oggi si sente al sicuro; perché i tempi cambiano, che piaccia o no, i clericali tengano presente ad esempio che l'islam cresce anche nel nostro paese, vorrei vederli un domani che i musulmani saranno diventati abbastanza forti da presentare le loro istanze con una forza molto maggiore di oggi, mi immagino che allora facilmente potrebbero abbracciare la causa del cosiddetto laicismo (laicità delle istituzioni, nulla di più) che oggi tanto avversano!
Circa tre anni fa in occasione di un Gay Pride, l'Arcigay minacciò uno sciopero fiscale per scuotere la politica. Così come hanno scioperato e manifestato realmente (e non solo con una boutade, nel caso delle associazioni glbt) gli immigrati lo scorso primo marzo. E se tutte le persone glbt interessate e i loro simpatizzanti e sostenitori facessero altrettanto ma stavolta sul serio? E' un sistema, d'altra parte, che i detrattori delle 'nuove' forme di famiglia conoscono benissimo per averlo praticato più volte, ad esempio con l'obiezione di coscienza dei medici e farmacisti cattolici sull'aborto e la vendita della pillola del giorno dopo. Loro possono e gli altri no? Sarebbe un segnale forte, finalmente, e un modo assolutamente civile e non violento per ottenere dei diritti (si, proprio così: diritti) senza togliere nulla agli altri.
Quello che si chiede è solo che lo Stato, che siamo tutti noi, nessuno escluso, smetta di far finta di ignorare un fenomeno sempre presente e in prevedibile crescita, e riconosca anche quel tipo di unioni, prevedendo uguali doveri e uguali diritti delle altre. Come si fa in un numero sempre crescente di Paesi nel mondo.
Per quanto mi riguarda, sarei anche disposto a lasciare alla Chiesa Cattolica il 'copyright' della parola matrimonio, sebbene non ce l'abbia: per soddisfarre quella sua foga assolutista di prendere possesso anche del linguaggio di tutti, dell'anima di una cultura e di una popolazione.
Chiamiamolo -che so- Pacs, Dico, Unioni Civili... "Ti sposi? No, mi 'unisco civilmente'..." a me va bene lo stesso.
Non posso essere del tutto sicuro che prima o poi queste riforme arriveranno anche qui, trenta-quaranta anni fa (le battaglie sull'aborto e sul divorzio) era un'altra epoca, oggi siamo tutti lobotomizati, cloroformizzati dalla tv e dall'informazione di massa che non informa ma è servile come raramente accade in paesi cosiddetti civili, è sempre più difficile far accettare al grosso della popolazione l'importanza per tutti e non solo per alcune 'categorie' di cittadini di queste battaglie di affermazione civile. Il che aprirebbe un altro discorso, sulla capacità di coinvolgimento delle lotte per la laicità, discorso che un giorno andrà pure affrontato.
Quindi, si dovrà certamente giungere a una pronuncia della solita Corte Europea per i Diritti dell'Uomo, unico baluardo di civiltà e unica possibilità che hanno i laici di questo povero Paese per tentare di ottenere giustizia. Prepariamoci al consueto viaggio in Europa, allora.
Nel frattempo, negli Usa Obama promulga una legge che obbliga gli ospedali a permettere ai pazienti di indicare, anche in una persona dello stesso sesso, il proprio partner, come persona con il diritto di visita e responsabile di prendere decisioni sulla sua salute...
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Utile:
Rassegna stampa dal punto di vista prevalentemente laico sul cammino delle proposte di legge per il matrimonio omosessuale in Italia e nel mondo.
Sito dell'Associazione Certi Diritti, promotrice dei ricorsi delle coppie gay che sono arrivati -finora- alla Corte Costituzionale.
martedì 30 marzo 2010
La messa è finita?
La Destra non ci interessa, è troppo disgustosamente clericale: il disgusto viene anzitutto dall'ipocrisia nei comportamenti personali degli autorevoli esponenti del cosiddetto 'popolo delle libertà', per tacere della lega che adora il Dio Po: credenti e difensori della cristianità in pubblico, libertini, razzisti e disonesti nel privato; sul piano politico-sociale, invece, la Destra italiana continua a dimostrarsi consustanziale all'autorità vaticana, l'una si appoggia all'altra: dalla Chiesa la Destra politica trae potere sotto forma di spostamento di voti a proprio favore, dalla Destra politica la Chiesa ottiene di mantenere ed ampliare gli storici privilegi che tutti conosciamo.
Per questo la Destra non ci interessa.
La Sinistra invece si, almeno in teoria, perché è l'area politica che storicamente dovrebbe essere più vicina alle istanze dei laici e dei non credenti; ma la Sinistra italiana è malata da tempo immemorabile, ancora malconcia dopo la rovinosa caduta del muro di Berlino, non si è più ripresa. Tanto che in quelle occasioni -a livello nazionale- dove ha vinto, ha potuto farlo solo grazie all'appoggio dei cattolici non di destra, cosa che ha comportato di fatto la rinuncia a governare e che è stata il mortale abbraccio che l'ha finita del tutto. E' malata di narcisismo, la Sinistra politica, di protagonismo ed egoismo dei suoi leaders storici, ma anche di quelli locali, è senza progetto e identità, è tenuta insieme (quando riesce a stare insieme) solo dall'incombente presenza del mostro berlusconista.
Questa tornata elettorale ce ne ha dato l'ennesima conferma: nonostante l'oggettiva debolezza contingente del PDL, siccome non siamo in Francia dove se uno schieramento è debole l'altro sa come rafforzarsi ed approfittarne, l'astensionismo ha fatto del male soprattutto alla Sinistra; ma tuttavia qualche segnale, oltre a quello macroscopico (e prevedibile) dell'astensione di massa, lo si può cogliere. Dovrebbero coglierlo i vari leaders di cui sopra, se volessero.
Qui parlo soprattutto del Partito Democratico, ovviamente, visto che gli eredi veri e propri del vecchio PCI si sono suicidati da tempo per frammentazione ottusa e quelli del (pessimo) vecchio PSI sono diventati quasi tutti berlusconiani. Il PD cala (il riferimento è il risultato delle regionali di cinque anni fa) e si fa superare, sebbene di poco, dal PDL, ma subisce una rimonta spettacolare dell'Italia dei Valori, vera opposizione, oltranzista ma almeno non inciucista, e questo è un primo segnale. Poi c'é l'affermazione di Nichi Vendola in Puglia, dopo che era stato "ripudiato" dal PD: sbattuto fuori dalla porta è rientrato perentoriamente dalla finestra, con grande smacco per la direzione del PD, e infine la relativa sorpresa delle liste "Cinque stelle" di Beppe Grillo, populista pure lui ma almeno un pò più sveglio di quelli del loft romano, che ha sorpassato il PD a sinistra anche lui, sottraendo altri voti.
Quello più interessante per noi, però, è il segnale che viene dalla Regione Lazio.
Qui la candidata era davvero un'innovazione, visto lo staticismo degli apparati piddini (che infatti non avevano ancora scelto il loro candidato), ed era l'ottima Emma Bonino. Candidata radicale, fiera avversaria del clericalismo, persona percepita dall'elettorato -anche di sinistra- come onesta: non colpisce tanto la sua sconfitta di misura, perché viste le premesse poteva andare molto peggio, ma il dato che l'ha vista stracciare l'avversaria Renata Polverini (ormai ex segretaria del sindacato cattofascista UGL) nella città di Roma, che esprime la maggioranza numerica degli elettori laziali e che ospita nientemeno che il Vaticano! Parliamoci chiaro: al di là del fatto che io, se fossi l'attuale sindaco di Roma mi preoccuperei, la Bonino non ha perso tanto per il puntuale intervento a gamba tesa del clero romano, quanto per il can can mediatico del caso Marrazzo e soprattutto per la pessima gestione della sanità, già disastrata dalla precedente Giunta guidata da Storace, pozzo senza fondo e terreno fertile per il solito clientelelismo, con liste d'attesa lunghissime e costi spesso insostenibili. Ecco perché quel mezzo punto -circa- soltanto di distacco dalla Polverini e il dato eclatante ottenuto a Roma dovrebbero far riflettere Pierluigi Bersani: le ideologie sono morte e sepolte, per fortuna, la smettesse di chiamare "compagne e compagni" i suoi elettori e accettasse il fatto che a sinistra si vince opponendosi lealmente ma risolutamente, mostrando che tra il proprio partito e quello avversario delle differenze ci sono, combattendo la corruzione senza pensare che appartenga solo agli avversari, avendo un progetto politico chiaro fondato sui bisogni reali della gente, ma si vince anche parlando di laicità e di diritti civili senza paura e senza ipocrisie. A sinistra, dunque, la smettessero di andare a messa per fare passerella ed elemosinare qualche briciola cattolica, che tanto il grosso degli elettori cattolici vota il PDL, o comunque il centrodestra: basta vedere come l'UDC, partito cattolico oltranzista, ha avuto più voti dove si era è alleato col PDL che col PD. Per fortuna Casini toglierà almeno questa castagna dal fuoco di Bersani tornando, alle prossime politiche, all'ovile berlusconiano.
Ecco perché occorrerebbe iniziare subito a parlare di laicità e diritti civili senza inseguire l'avversario sul terreno del clericalismo.
Ebbene, mi domando: lo capiranno tutto questo, nel famoso loft romano?
Sono pessimista, e non lo credo, per questo quello che penso è che il PD vada chiuso definitivamente. Ha fallito, e ha fallito in verità ancora prima di nascere, con quel parto travagliato di ben dieci anni. Bersani abbia almeno questo coraggio, sciolga il partito, si porti i vecchi carciofi ex/post/neo comunisti all'ospizio e lasci spazio ad altri, a un progetto nuovo, magari di impronta liberaldemocratica europea, aria fresca, che sia in grado di convincere quella metà (e più) di elettori italiani a tornare a votare, o ad andare a votare senza la molletta sul naso.
giovedì 18 marzo 2010
Libera eversione in libero Stato
L'altro giorno stavo vedendo una puntata de Le Storie, programma quotidiano dell'ottimo Corrado Augias su rai tre; l'ospite era Isaia Sales, che presentava il suo libro "I preti e i mafiosi", nel quale racconta i rapporti di contiguità -non dichiarati ma fattivi- che ci sono tra le mafie e la Chiesa del sud Italia: sappiamo bene che le gerarchie vaticane non mettono altrettanta foga e determinazione nel combattere e condannare pubblicamente le mafie di quanta ne usano nelle loro quotidiane esibizioni di sessuofobia, lasciando praticamente da sole alcune chiese locali e pochi cosiddetti 'preti di frontiera' a una estenuante lotta contro la mentalità mafiosa dilagante, prima ancora che contro le mafie in sè. Durante la trasmissione è stata letta una mail di un ascoltatore che si chiedeva -e chiedeva all'ospite- se la causa o una delle cause di questa "rilassatezza" nei confronti dei boss, assassini e strozzini si, ma tanto devoti e pure ostentatamente, fosse da ascrivere a ragioni storiche che risalirebbero addirittura alla unità d'Italia: la tesi, interessante, è che la Chiesa in fondo non ha mai accettato la costituzione dello stato unitario (1861), che in fondo tutt'ora non ne riconosca l'esistenza con sufficiente convinzione, al di là delle dichiarazioni formali e ufficiali, e che questo la accomuni alle mafie: entrambi i poteri -Chiesa e mafie- infatti, hanno la loro struttura e le loro regole e rifiutano di sottoporle all'autorità dello Stato italiano, seppure per motivi diversi.
Se per le mafie questo è lampante, per la Chiesa lo è un pò meno.
La domanda che dovremmo porci, e che poi è la 'ragione sociale' e il 'sottotitolo' di questo blog, è: qual'é il rapporto tra religione e democrazia? Le due cose sono compatibili?
Ovviamente oggi la Chiesa nel suo complesso non è, giuridicamente parlando, un'associazione criminale come lo sono le mafie (sebbene se riprendessero alcuni comportamenti e usanze di un passato nemmeno troppo lontano e li riproponessero oggi, allora lo sarebbe in tutto e per tutto, e sebbene non pochi episodi ancor più recenti che vedono il Vaticano come protagonista sono a dir poco oscuri...), tuttavia se si indagasse a fondo si troverebbero facilmente non poche dichiarazioni e atteggiamenti che non esito a definire di tendenza eversiva/sovversiva, con le relative istigazioni verso i suoi fedeli -e non- a fare altrettanto.
Esempio: se il cardinal Caffarra in una pubblica occasione afferma che "le leggi ingiuste non vanno rispettate", ove l'ingiustizia che paventa ovviamente è del tutto relativa alla sua religione, egli commette una istigazione alla sovversione, o quantomeno a delinquere; se il papa in persona afferma, altrettanto ufficialmente, che la legge di un dio deve venire prima di quelle dello Stato, uno Stato laico legittimamente costituito, fa la stessa cosa. Il tutto si aggrava poi se questa istigazione viene porta con forza non solo ai singoli cittadini (ogni persona, prima ancora che credente o non credente, è un Cittadino, bisogna ricordarlo) ma ai politici italiani, cioè di uno Stato che per il Vaticano -sede del pontefice e della Chiesa universale- è straniero: le continue esortazioni a quei politici che si dichiarano credenti cattolici, al di là della loro coerenza (cosa che meriterebbe un lungo discorso a parte), a mettere la loro fede, ovvero la dottrina della Chiesa cattolica, al primo posto ancora prima che la fedeltà alla Repubblica, è la summa della qualità di tendenza eversiva della religione che la Chiesa di Roma pretende di rappresentare.
Allora si dovrebbe ricordare ogni giorno ai suddetti politici che essi per prendersi la poltrona, lo stipendio pagato coi soldi dei contribuenti e i relativi 'benefits', hanno giurato (spergiuri!) al Quirinale, nelle mani del Presidente della Repubblica Italiana sulla sua Costituzione, e non in Vaticano, davanti al Papa e sulla Bibbia! Che se tanto bramano di servire un dio invece che il popolo italiano tutto, possono benissimo andare a far carriera politica nella Città del Vaticano. Che però è una monarchia teocratica che non offre spazio per alcun esercizio di democrazia, e allora si capisce perché cerchino di imporsi qui.
Questo è spiegabile con la natura assolutista propria della religione, assolutismo che conosciamo bene, ma se è spiegabile tuttavia non è accettabile: chi facesse affermazioni simili a quelle di cui sopra, o anteponesse ad esempio con omissioni concrete la propria fede al servizio pubblico dei cittadini -tutti, uguali per definizione costituzionale- come nel caso dei farmacisti che fanno obiezione di coscienza e si rifiutano di vendere la pillola del giorno dopo , in realtà andrebbe denunciato; e se, per loro fortuna, essi possono rifugiarsi nel comodo nascondiglio dell'esercizio di opinioni visto che il reato di opinione di fatto è stato abolito come tale, almeno simili atteggiamenti vanno stigmatizzati con forza e pubblicamente, sia che provengano dai papaveri della cei sia che si scoprano nel nostro quotidiano.



