giovedì 29 settembre 2011

Non aprite quel Cortile!



Chi ha paura della Chiesa? La domanda -che supponiamo, o meglio, speriamo sia solo semi-seria- se l'è posta Armando Matteo per l'Avvenire, in un articolo intitolato Chi ha paura del Cortile, ove il cortile evocato è quello dei Gentili, inaugurato in pompa magna a febbraio. L'editorialista, citando Ratzinger, parla di terrore, paura e spavento che il ritrovato spunto evangelizzatore ecclesiale avrebbe generato con l'apertura del suddetto cortile negli atei, agnostici e non credenti (la distinzione è nell'articolo in questione). Nessuna precisazione ulteriore sull'identità dei terrorizzati.

Ora, normalmente da queste parti si associa il nome Chiesa ad altri aggettivi e sentimenti, quali indignazione, insofferenza o rifiuto; che ci risulti però, mai a paura, terrore o spavento. Che esagerazione, che spaventosa sovrastima di se stessi!

Specialmente se a generare questi sentimenti dovrebbe essere una iniziativa francamente tanto inconcludente e inconsistente quanto addomesticata e svuotata di contenuti dalla scelta di non confrontarsi con autentici atei, agnostici e non credenti, ma solo con inutili atei devoti doc. Iniziativa che -inevitabilmente- non ha lasciato sinora alcuna traccia se non nelle riflessioni di una piccola parte del mondo cattolico.

Matteo cita ancora Ratzinger quando afferma che gli atei sono preda dello «spavento di cogliersi “oggetto” di missione, spavento di vedersi costretti a rinunciare alla propria libertà di pensiero e di volontà»: ma se a terrorizzare dovrebbe essere l'aver dichiarato l'occidente "terra di missione", spiace dover sottolineare che nemmeno questo funziona. Infatti, la secolarizzazione e il temuto spauracchio del relativismo (che invece è alla base di un sano progresso civile) continuano ad avanzare nonostante i continui sforzi del clero cattolico, e dei media che controllano (l'Avvenire incluso).

In realtà l'approccio dei nuovi crociati ai non credenti è totalmente sbagliato: perché quello che loro pare stiano cercando non è un confronto (un confronto vero, come abbiamo già scritto, si ha solo tra cittadini titolari di pari diritti e libertà individuali) ma un tentativo di sopraffazione per supposta superiorità della propria etica, e per la pretesa di essere gli unici proprietari della società in cui viviamo. Tutto il contrario, quindi, di quanto dovrebbe accadere in quei cortili pomposi, «luoghi dove gli interessati potrebbero anche esplorare la fede cristiana, ma in un modo diverso da quello già vissuto e senza un risultato prestabilito».

L'unico modo che hanno per convincerci del contrario, è accettare un dialogo con veri atei e agnostici, dialogo che abbia come punto di partenza imprescindibile non inutili speculazioni teologiche e filosofiche, ma il rispetto fattivo delle libertà di tutti, nessuno escluso. Altrimenti, non otterranno altro che confermarci che chi è sopraffatto dalla paura sono proprio loro.

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